1 ha pensato a “Ecco perché gli imprenditori giovani scappano all’estero – S5E69”

  1. Cari membri di Don Chisciotte,

    vi volevo innanzitutto ringraziare per il vostro podcast! Me lo aveva consigliato mio fratello qualche mese fa ed è diventato di gran lunga il mio podcast preferito. La chiarezza e lucidità con la quale esponete e commentate l’attualità basandovi su dati è rinfrescante e mi arricchisce considerevolmente.

    Volevo chiedervi un commento su un’ aspetto che mi tocca da vicino. Sono uno studente magistrale di ingegneria gestionale al politecnico di Milano e ormai sono all’ultimo anno. Sto svolgendo in questo momento uno scambio negli Stati Uniti, alla Purdue University, un università specialmente conosciuta per ingegneria. Sia con l’esperienza che sto vivendo in prima persona, sia con racconti di amici provenienti dall’estero, sia con amici che sono andati all’estero per erasmus o scambi internzionali mi sono reso conto dei problemi dell’ università italiana e questi mi portano ad una frustrazione difficile da descrivere.

    Per come la vedo i problemi si possono dividere in due categorie connesse l’una all’altra.

    In primis l’università Italiana è inutilmente difficile e lo è per i motivi sbagliati. C’è un eccessivo focus sulla teoria, pochissima pratica (specialmente durante la triennale) ed è un continuo ricordare a memoria teoremi e formule per poi dimenticarle pochi giorni finiti gli esami. Attività ritenuta dalla stra grande maggioranza di sistemi scolastici esteri inutili. Per esempio, è capitato più volte a lezione qua negli US che il professore esplicitamente ci raccomandasse di non imparare a memoria niente in quanto inutile, ma di imparare il concetto e il ragionamento piuttosto. Per me, questo è uno dei motivi per cui abbiamo un livello di drop out così alto rispetto ad economie simili e perchè in media gli Italiani ci mettono così tanto a laurearsi. Questa differenza è ancora più accentuata nel mio ambito, ingegneria, dove il divario tra gli Stati Uniti e l’Italia è incredibile. Qua iniziano a lavorare a circa 22 anni (o prima) mentre in Italia l’età in cui si inizia a lavorare mentre da noi l’età media di laurea è 26 anni, e nella stra grande maggioranza di casi non si lavora mentre si studia.

    Questo invece è il secondo punto che volevo toccare, la inusuale e tutta italiana lontananza dal lavoro da parte degli studenti Italiani. Sicuramente in parte è dovuta ad un fattore culturale, non è concepito lavorare e studiare per uno studente universitario italiano. Con lavoro intendo un attività che sia allineata agli studi dello studente o comunque qualcosa che non sia a basso valore aggiunto come per esempio barista o cameriere. Un altro aspetto è sicuramente dovuto al sistema. A differenza della Germania per esempio le aziende Italiane non assumono lavoratori part-time e le università raramente offrono attività di ricerca (comune invece in Germania e negli Stati Uniti). Inoltre la cultura dello stage è completamente diversa dagli altri stati. Non è un’ attività che si fa durante gli studi per formare lo studente ma è visto come un attività da fare dopo la magistrale, dove puoi essere sfruttato per sei mesi o un anno un azienda che ti vuole sottoopagare e sfruttare. Inoltre, per com’è costruito il sistema Italiano, anche se uno studente fosse volenteroso e volesse fare un tirocinio durante gli studi è molto difficile (se non in alcuni casi impossibile per alcune lauree) in quanto il carico di studio e lezioni è eccessivo.

    Tutto questo porta ad avere studenti che hanno molte meno competenze di stati con simili background a parità d’età e senza considerare che nel migliore dei casi sei costretto a chiedere supporto ai tuoi genitori fino a 25/26 anni, senza quindi avere una libertà economica.

    Scusate per il lungo paragrafo e scusate se ci sono degli errori, l’ho scritto di getto. Per concludere, sono grato dell’educazione che ho ricevuto in Italia sia per la sua qualità sia per il costo, che è sicuramente più abbordabile di altri stati (anche se potrebbe migliorare anche in questo caso). Però credo che con alcuni accorgimenti potrebbe migliorare non solo le condizioni sociali ed economiche del paese ma anche dei singoli studenti, sia in Italia che nella competizione con altri paesi. Volevo sapere cosa ne pensavate, e se per caso abbiate tempo di fare qualche riflessione su questo nel vostro podcast. Sarei curioso di sapere l’opinione del professore Carlo Maffè, anche se sono consapevole che in Bocconi è una situazione diversa.

    Grazie in anticipo e grazie per il vostro contributo nell’ istruire le persone.

    Cordiali Saluti,

    Pietro

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