1 ha pensato a “I social media tra preoccupazioni popolari e paternalismo giudiziario – S6E24”

  1. Sono felice che siate tornati sull’argomento della sentenza. Non posso dire però che mi sia piaciuto il modo.

    Nella prima puntata Carlo Alberto, come spesso fa, spara a zero inalberandosi e indignandosi; e, come raramente fa, senza entrare nel merito.
    Nella seconda entra nel merito, ma con tono petulante e ricordando almeno tre volte che “io in questo campo ci lavoravo già 20 anni fa, cari miei”.

    Ma a parte il tono, non capisco davvero come possa Carlo Alberto pensare che:
    – confrontare Spotify, che uno “ascolta” in background spesso senza farci caso, con Instagram
    – più in generale, tirare in ballo misure, magari anche giuste, ma che poco o nulla hanno a che fare con il problema (chi se ne frega se la pubblicità paga di più per il Superbowl? Che il costo della pubblicità sia un proxy per la “dannosità” o “addictiveness” di qualcosa begs the question. Peraltro, il superbowl è addictive? E perché nessuno fa pubblicità su gambling o pornografia?)
    – che parli di TV e social “in generale”, senza disaggregare per età, quando qui si parla di ragazzi/e. Come se un 15enne guardasse la stessa televisione di un 60enne (e, se la guarda, spesso *allo stesso tempo* scrolla su instagram)

    Mi sembra una posizione talmente lunare, che non capisco come abbia potuto difenderla per oltre mezz’ora. Forse, appunto, deformazione professionale.

    Per divertimento, do accesso all’analisi che mi ha fatto Claude: https://claude.ai/share/1685dbca-7128-4622-813c-6ed8cf5fab16

    Mi sembra che i suoi cinque punti siano del tutto condivisibili. Non ho controllato i contro-dati che ha fornito dietro mia richiesta, ma mi sembrano di buon senso.

I commenti sono chiusi.