Il modo per far restare Mattarella c’è ancora – S2E38


Invece di correre il rischio di far esplodere il Governo, visto che i partiti sembrano non seguire le condizioni poste da Draghi, una vastissima maggioranza per Mattarella basata anche sul fatto che, a Parlamento nuovo con drastica modifica della rappresentanza del minor numero di eletti, il Capo dello Stato chieda, a quel punto, al nuovo Parlamento di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica.

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3 thoughts on “Il modo per far restare Mattarella c’è ancora – S2E38”

  1. Buongiorno a voi,

    Scrivo perché ascoltando il Podcast sul quale lascio questo commento mi sono trovato molto in disaccordo con l’opinione del Prof. Maffè circa la possibilità della rielezione di Mattarella.
    Mi preme puntualizzare innanzitutto che io non sono contrario ad una sua rielezione basandomi sul mero giudizio che ho della persona, ma non ho trovato gli assunti su cui il ragionamento del Prof. Maffè poggiano.
    Aggiungo inoltre che Maffè non si esprime in modo molto signorile nei confronti del PdR, il che è quantomeno contraddittorio: da una parte spera che una persona diventi Capo dello Stato, dall’altro lo taccia di aver compiuto una scelta quantomeno non intelligente.
    Provo a riassumere i due cardini di tale ragionamento e ad argomentare i motivi del mio disaccordo:

    1) “Il Parlamento verrà modificato nella sua struttura ASSOLUTA (sotto spiegherò perché ho messo in stampatello questa parola) da qui ad un anno circa a causa del cambiamento del numero dei parlamentari: chiunque venga eletto oggi dovrebbe dimettersi in quanto espressione di un Parlamento “diverso” da quello di oggi nella sua struttura.”

    La Costituzione è molto chiara su questo punto: all’Art. 85 si dice che “Il Presidente della Repubblica è eletto per 7 anni”: L’intenzione dei Padri Costituenti era quindi quella di slegare la durata di tale carica da quella di una qualsiasi Legislatura, con durata fissata di 5.
    In uno scenario “base” (con intervalli regolari di 5 anni tra ogni tornata di elezioni politiche) un Pdr può “sopravvivere” a 3 diverse strutture RELATIVE di un Parlamento. Per struttura RELATIVA intendo i rapporti di forza tra i partiti all’interno dell’arco parlamentare.
    In sostanza: se accogliamo la tesi per la quale a fronte di un cambiamento del numero dei parlamentari un Pdr dovrebbe dimettersi, allora dovremmo esigere la medesima cosa ogni volta che un nuovo Parlamento fosse eletto, se diverso da quello che ha eletto il Pdr in carica.
    Pensando alla situazione odierna, stando ai sondaggi i rapporti di forza parlamentari che usciranno delle Politiche 2023 saranno molto diversi da quelli attuali, anche qualora il numero dei parlamentari rimanesse quello di oggi: perché mai questo dovrebbe allora non dovrebbe essere una ragione valida, secondo il ragionamento del Prof. Maffè, per chiedere le dimissioni del PdR? Non sarebbe nella sua visione il PdR espressione di un Parlamento delegittimato dal nuovo Parlamento eletto e quindi da far dimettere?
    Scenario diametralmente opposto: se per assurdo (letterale, vista la situazione) il Parlamento “ristretto” avesse la medesima struttura RELATIVA di quello attuale che si fa? Anche in quel caso si chiederebbero le dimissioni? Dopo 5 giorni verrebbe certamente rieletto il precedente…
    Capite bene poi che ogni volta ci si dovrebbe confrontare su QUANTO un Parlamento sarebbe diverso da quello ELETTIVO, aprendo ulteriormente una finestra di discrezionalità che la Costituzione non può e non deve ammettere.

    2)” Il precedente di Napolitano ormai esiste, nulla vieta che lo si replichi. La Costituzione non lo vieta, per questo esiste il semestre bianco.”

    Benché la prima parte di questa affermazione non sia sbagliata e quindi da definire legittima opinione, mi trovo in disaccordo con l’idea che Mattarella debba essere rieletto “pro-tempore”, con l’idea che dopo le Politiche 2023 si dimetta: questa mi pare una forzatura del già citato Art. 85 della Costituzione sui termini di elezione ed una scappatoia morale/politica.
    Il Prof. Maffè poi, per corroborare la sua tesi, indica il Semestre Bianco come l’evidenza che i Padri Costituenti non erano contrari alla rielezione. Su questo punto mi trovo confuso.
    Il Semestre Bianco ha proprio l’obiettivo di evitare che un PdR tenti di allungare in modo artificioso la sua presenza al Quirinale. In realtà quindi questo è un punto che è possibile utilizzare per dimostrare la previsione di un secondo mandato, benché non sia utilizzabile da chi nega questa possibilità.
    Semplicemente però affermare che il Semestre Bianco è un punto a favore di chi ritiene prevista una rielezione è sbagliato. Come dire, il Semestre Bianco regola un’altra casistica, risponde alla necessità dell’Equilibrio dei Poteri.
    Nella loro ingenuità, figlia di una visione molto alta del futuro della Repubblica purtroppo disattesa, i Padri Costituenti non potevano prevedere la realtà di oggi, in cui in 9 anni siamo di fatto costretti a prevedere una rielezione come opzione sostanziale, e quindi non ci sono manifestazioni chiare da parte loro circa la non possibilità di rieleggere un Capo dello Stato.
    Una rielezione però è una rielezione: si torna all’art. 85 di cui sopra. 7 anni. Non 1 in attesa che si torni a votare tra un anno.
    I Padri Costituenti ci hanno consegnato una delle più belle Costituzioni al mondo, non possiamo piegarla a nostro piacimento, non è serio sindacabilissimo giudizio. Per quello ci sono già i politici.

    In fede
    Un vostro Ascoltatore

  2. Ho ascoltato la vostra trasmissione, come sempre. Faccio però un appunto al Prof CA Carnevale Maffè: e se la politica non stesse dando uno spettacolo indecoroso, ma tentasse di trovare la quadratura per un candidato che raccolga il 100% dei consensi, dando un segnale di profonda unità in uno dei momenti più difficili dal dopoguerra? O sono io a essere un sognatore…

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