5 thoughts on “Schlein non è Starmer – S4E47”

  1. Se applichiamo alla tornata elettorale in Regno Unito, la legge elettorale vigente per il rinnovo della Camera dei deputati in Italia (37% maggioritario con collegi uninominali e 61% proporzionale con collegi plurinominali), i laburisti sarebbero stati egualmente primo partito alla Camera dei Comuni. Non è vero che a vincere sarebbe stata la coalizione Conservatori + Reform come detto in puntata. E’ vero, invece, che il sistema misto italiano (proporzionale + maggioritario) avrebbe annacquato la vittoria dei laburisti. Ecco perché non ha senso commentare i risultati elettorali degli altri Paesi con le lenti del nostro Paese.

  2. Aggiungo a quanto ha spiegato Roberto nel commento precedente che anche facendo finta di usare il proporzionale puro, la spiegazione di Oscar sarebbe comunque sbagliata perche’ i laburisti avrebbero fatto una coalizione con i liberal democratici; cosa che e’ gia’ successa in piu’ occasioni.
    Trasportare poi il nostro sistema elettorale 1/3 maggioritario e 2/3 proporzionale in UK e’ impossibile se non si stabilisce prima quali collegi scegli per il maggioritario.
    In ogni caso oggi in UK c’e’ piu’ interesse di un tempo nel cambiare la legge elettorale e non mi stupirei se nel futuro cambiasse; probabilemente non ora che i laburisti hanno vinto cosi’ tanti seggi pur nel complesso prendendo pochi voti in piu’ di altre volte.
    Infine chiedo; era davvero necessario mettere una foto di Westminster generata con AI? Incredibile quanto brutta sarebbe se fosse cosi’ anche se devo ammettere che il Tamigi e’ molto piu’ pulito secondo AI di quanto non sia in realta’

    1. Tralascio la parte riguardante Oscar

      Per quanto riguarda le foto, sono tutte generate con AI (se è per quello il Tower Bridge mica è a Westminster) per evitare qualsiasi problema di copyright.
      L’idea è di fare immagini evocative, mica fotorealistiche.

      [renato]

  3. In merito alla sentenza.
    Urla vendetta a Dio!
    Pare di vedere l’imperatore che, dal suo scranno, al di sopra di tutto, schiaccia il petulante servo venuto a dogliarsi e, infastidito, decide di punirlo affibbiandogli (beffardamente) pure il pagamento delle spese di giudizio (che di solito, tra l’altro, compensano ). Tutto questo fa il paio con AdE che ti chiede di fornirgli i dati degli aiuti di Stato (manco fossero stati calati in testa dal signore) con l’equilibrata pena della loro restituzione qualora erroneamente indicati (o omessi); con le richieste sempre di AdE di indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi (rigo RU7) la suddivisione dell’utilizzo dei crediti tra imposte, ritenute, iva , iva saldo, acconti e per farlo recuperi le informazioni nel cassetto fiscale del soggetto; il governo che prima ti dice che hai il bonus 110% sulle spese e poi te le soffia di sotto il naso mandando in vacca i tuoi piani (tu devi mettere in conto il rischio che si rimangi la parola!); la sanità che prima ordina la merce poi paga ed a fine anno chiede alle imprese di rifondere il denaro speso per il materiale già consumato perchè deve rispettare il budget di spesa; quel tal ministero che qualche anno fa ha chiesto ai cittadini più qualificati di prestare servizio per lo Stato ma “a gratis” (!)

    Come si può legittimamente pretendere fedeltà fiscale ?
    Come si può legittimamente pretendere che si faccia impresa ?
    Come si può immaginare di uscire da questa mediocrità che alimenta mediocrità ?

    Nelle amministrazioni pubbliche (tutte) manca il concetto di “servire il cittadino”, in assenza di ciò dubito che questo paese sia in grado di migliorare.

    Sul tema della pubblica amministrazione, avendo avuto occasione di ascoltare un suo intervento in un podcast, segnalo il lavoro del Prof. Guido Melis “storia dell’amministrazione italiana” edito Il Mulino.

    Saluti

  4. Ammesso e non concesso di condividere il ritratto a mio avviso un po’ troppo ottimistico di Farage “thatcheriano post-litteram”, è mancata nella vostra analisi del voto UK una valutazione dell’importanza che ha avuto su quel risultato la tranquillità indotta dalla fiducia che comunque il Labour di Starmer non è il Labour di Corbyn, sia in politica estera che in economia. Fiducia consolidata dall’espulsione dei corbyniani e dalla rottura con gli islamisti, di cui pure avete parlato. Questo segnale mandato da Starmer non è servito a portare voti in più al Labour, vero, ma è stato ugualmente decisivo. E’ solo grazie a questo che gli elettori non di sinistra hanno potuto votare “in libertà”, sprecando di fatto il proprio voto scegliendo Farage (o, qualcuno, i LibDem). Quelle mosse di Starmer sono state fondamentali nel persuadere milioni di elettori di parte avversa al Labour a NON turarsi montanellianamente il naso, ma appunto a punire (aggiungo: meritatamente) i disastrosi Tories degli ultimi anni.
    Questo aspetto è a mio avviso la vera lezione che un PD “sveglio” dovrebbe trarre. Nel mondo iper-polarizzato di oggi il tuo obiettivo strategico non è più occupare il centro (molti studi dimostrano il venir meno del median voter theorem), ma evitare che il tuo avversario faccia fronte comune, qualunque sia la legge elettorale. A tale scopo ti fa molto comodo “cacciare” qualcuno perché “troppo estremo”. Se quel qualcuno è elettoralmente “piccolo” (non è il caso di Farage, ma di Corbyn e degli islamisti sì!), la sua cacciata manda un segnale tranquillizzante a TUTTI gli elettori e quindi crea le condizioni affinché, da un lato, tu possa attrarre qualche residuo elettore moderato, ma SOPRATTUTTO affinché gli elettori da te più distanti disperdano serenamente il loro voto. Per cui, se mi chiamassi Elly S., bramerei avere un gruppetto di antisemiti e/o espropriatori da “espellere” dalla coalizione al momento opportuno, per poi poter dire agli elettori: “visto? noi non siamo così”. (Non a caso, guardate chi è che nella sinistra italiana si è quasi disperato per la vittoria di Starmer…).

    PS: sulla paradossale sentenza della Cassazione, sarebbe interessante valutare se verso quell’impresa si configuri da parte dello Stato, unico committente, un illecito da abuso di dipendenza economica ex L.192/1998, art. 9.

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