Era meglio rispedire lo spione russo da Putin e stare zitti?

Cari amici di di Don Chisciotte, questa volta torno a rivolgervi una domanda, visto che le tantissime risposte che avete dato alle tre domande sul COVID ci hanno consentito di conoscervi molto meglio di quanto consenta un rapporto asimmetrico, cioè basato solo sui podcast che realizziamo, che non ci soddisfa per niente visto che ogni community si alimenta di opinioni e proposte simmetriche.

Questa volta la domanda riguarda la politica estera del nostro Paese. Una materia che da tempo non coincide più con le vecchie culture politiche della prima repubblica. Perché dai tempi di Berlusconi e poi del populismo che ha allineato da destra a sinistra tutte le maggiori formazioni politiche italiane, in realtà l’Italia è scivolata sempre più verso un silenzioso compiacimento o esplicito assenso alla Russia di Putin e alla Cina di XI. E ai loro disegni geopolitici.

Per quanto mi riguarda le registrazioni all’Hotel Metropol di Mosca, con gli emissari di Salvini che chiedevano sostegno alla cerchia di Putin attraverso tangenti sul sovrapprezzo del gas, avrebbero dovuto essere seguite da misure politiche decise come avvenuto in Austria. Né aveva senso che l’Italia firmasse la Belt and Road Initiative della Cina. Ma i governi Conte 1 e 2 su tutto questo hanno fatto cadere una totale coltre plumbea. Né, a esser sinceri, la società civile del nostro Paese ha mostrato di fare un plissé.

La vicenda che suscita la mia domanda è avvenuta poco prima di Pasqua. E’ quella del capitano di fregata della Marina Militare Italiana, sorpreso con le mani nel sacco insieme a un attacché militare russo che appartiene alla squadra degli agenti del GRU (i servizi militari della Russia) sotto mentite spoglie diplomatiche operanti in Italia. Dove “le mani nel sacco” era uno dei ripetuti scambi che hanno visto da tempo l’ufficiale italiane (sotto l’occhio e i microfoni dei servizi italiani che lo avevano “attenzionato”) cedere informazioni riservatissime a quello russo, in cambio di denaro.

Non m’interessa qui il “colore” che gran parte dei media italici hanno riservato alla vicenda: l’ufficiale vittima del mutuo indifferente alle esigenze della sua famiglia, l’amore per la famiglia, inteso nel procacciarle più soldi, anteposto al giuramento verso il Paese.

Il punto che chiedo a voi riguarda altro.

Mi ha infatti colpito ma non stupito, seguendo la politica estera e di sicurezza italiana da decenni, che all’indomani dell’esplosione pubblica della vicenda, non siano mancati ex alti gradi militari né “fonti dei servizi” che ai media, in particolari ad alcuni “vicini” per così dire alle maggiori e contrapposte forze populiste italiane, hanno detto e fatto scrivere che era stato un errore dare rilievo pubblico al tradimento. Non bisognava far intervenire Procura e polizia giudiziaria, bastava riservatamente rispedire a Mosca l’agente militare russo, non creare a Putin un problema internazionale, ma tesaurizzare al contrario la nostra accortezza nei rapporti reciproci.

La domanda che vi faccio è semplice: avreste preferito anche voi evitare rilievo pubblico e internazionale allo spionaggio russo in Italia? Se sì, ci spiegate perché?

Attenzione, so bene che l’Italia si è comportata in realtà così, cioè insabbiando, da ben prima dell’era populista. Non sono così cieco da incolpare su questo solo Salvini e Di Maio. Dalla fine degli anni Sessanta il cosiddetto “lodo Giovannone”, allora capo Sismi a Beirut, ispirò per lunghissimi anni la politica estera italiana in tutta la partita mediorientale. L’Italia chiudeva un occhio sui traffici di armi e missili attraverso porti e autostrade italiani diretti verso le fazioni di Fatah che avevano scelto dirottamenti e terrorismo per colpire Israele e i suoi partner occidentali (ricordate le insanguinate Olimpiadi di Monaco?). In cambio del fatto che a noi venivano risparmiati gesti analoghi (non funzionò sempre, ricordate l’Achille Lauro e l’assalto a Fiumicino con 16 vittime nel 1985). Solo l’avvento del jihadismo cambiò l’atteggiamento italiano (ma anch’esso solo in parte, ma questo sarebbe un discorso lungo).

In realtà, ai tempi della Guerra Fredda l’Italia ha praticamente sempre preferito avere un rapporto morbido verso lo spionaggio di Mosca e i suoi alleati. E ci sono stati nella storia italiana militari di grado ben più alto di un capitando fregata, a condividere informazioni coi russi. Sotto l’occhio attentissimo di NATO e USA, ogni volta frenati dal fatto che in Italia operava il più grande partito comunista tra le nazioni occidentali.

Questo atteggiamento non mi convinceva affatto allora. E tanto meno oggi. Non perché io creda nella scelta atlantica ed europea dell’Italia. Non basterebbe, sarebbe una semplice opinione dettata da una scelta di campo. Che si esporrebbe all’inevitabile obiezione che Putin e Xi non sono più Breznev e Mao, ma tutt’altra cosa. A non convincermi era ed è il fatto che la nostra ambiguità pluridecennale verso spioni e traffici d’armi e droga (sì, la droga da un certo momento in poi non divenne più solo interesse mafioso, ma anche fonte di finanziamenti a terroismi e autoritarismi) è la vera grande ragione che ha impedito al nostro Paese, ancora a distanza di decenni, di avere una ricostruzione fattuale di ciò che si mosse dall’estero dietro i vent’anni di strategia della tensione italiana, stragi come piazza Fontana e piazza della Loggia o Ustica, i sostegni esteri alle Brigate Rosse e quelli di apparati deviati ai terroristi neri. Centinaia e centinaia di vittime sulla cui complicità o connivenza estera i tribunali e le commissioni d’inchiesta parlamentare non sono mai riusciti a dire una parola definitiva (per la mia generazione, aggiungo solo questo, è terrificante che dopo 40 anni siamo ancora a domande senza risposte sul caso Moro, ovviamente al di là di chi il sequestro e l’assassinio mise in atto, ma sull’intero contesto delle false piste e dei mancati accertamenti eseguiti, anche e soprattutto per non scalfire sensibilità internazionali, da una parte e dell’altra dei contrapposti schieramenti della Guerra Fredda).

In sintesi, è questa la ragione, l’opacità storico-giudiziale che resterà sempre a questo punto sul terrorismo nostrano, a farmi preferire la scelta del governo Draghi di non silenziare tutto.

Per fortuna ed era ora, penso io. Basta accondiscendenza con chi carcera e avvelena oppositori politici, fomenta instancabilmente disinformazione di massa nei nostri Paesi, e ha potenti apparati di hackeraggio che sono a tutti gli effetti gli strumenti moderni della guerra asimmetrica.

Ma magari, ovviamente, sbaglio io. E nel Paese del grande Machiavelli molti, probabilmente i più, pensano che un Paese debole come l’Italia continui ad avere tutta la convenienza a traccheggiare, troncare e sopire. Dite la vostra, dunque.

Non parlo da invasato dell’improbabile idea di un’Italia campione della fermezza atlantica. La Germania sotto il cancelliere Schroeder ha adottato per le sue navi militari software russo esposto a gravi rischi, e Schroeder appena ex cancelliere è diventato l’uomo della Gazprom putiniana per il North Stream 2. Io preferisco cacciare pubblicamente le spie e punire chi da italiano è infedele al giuramento solo perché da giovane ho vissuto in una città- Torino – e in un ‘Italia devastata dal terrorismo. E morire con la fortissima convinzione, tuttavia senza prove, che fosse anche parte di un “grande gioco” internazionale, mi dà un’unica sgradevole certezza. Che dagli errori della storia bisogna imparare.  

Oscar Giannino      

11 thoughts on “Era meglio rispedire lo spione russo da Putin e stare zitti?”

  1. Caro Oscar, buona la tua domanda (per me hanno fatto bene ad espellere i due), ma io ne ho un’altra: se il materiale scambiato era così segreto, perché è andato l’attacco militare?
    Idealmente sarebbe stato meglio usare altri metodi.. a meno di alcune spiegazioni, NESSUNA rassicurante per il nostro sventurato paese.

  2. Sono completamente d’accordo con la scelta fatta da Draghi di dare la massima pubblicità all’arresto. Purtroppo i media non lo hanno seguito del tutto, e la questione mi pare stia perdendo di impatto sull’opinione pubblica. Tuttavia credo che sia stato il modo migliore per far capire che la politica estera di questo governo sia nelle mani del Presidente del Consiglio: a Di Maio venrranno fatti tagliare i nastri. Per gli affari sere telefonare Draghi. Discontinuità totale con Conte 1&2.

  3. La mia sensazione dopo aver visto e ascoltato il contesto familiare con annessi 4,quattro ,cani lupo dai brevi filmati trasmessi è che l’ufficiale di Marina Militare Biot abbia partecipato a questo sciagurato intrigo più che per soldi, tengo famiglia sembra essere una pietosa scusa, ma perché desideroso dell’uomo forte, del regime dei pieni poteri che Putin e la Russia ne sono indiscussi campioni. Insomma il Biot mi dà l’impressione di uno che volesse contribuire attivamente allo smantellamento del sistema democratico occidentale che di sicuro è pieno di problemi ma che resta il migliore umanamente possibile. Biot e i suoi amici russi “andarono a far lana ma furono tosati” Cit. Miguel de Cervantes

  4. Ho apprezzato molto l’uso della vicenda come “segnale” internazionale del fatto che la musica è cambiata – specialmente se il livello delle informazioni fatte oggetto di traffico era effettivamente, come lasciato intendere anche dalla cifra dello scandalo, piuttosto basso.
    Mi sono più volte chiesto perché non utilizzare Biot come agente triplo, magari inconsapevole, per dare ai russi qualche polpettina informativa avvelenata, ma mi rendo conto che sarebbe stata cosa ben più impegnativa e aggressiva.

    1. Anch’io avrei preferito una soluzione del genere; Biot agente triplo consapevole o inconsapevole, e giocare a scacchi con il GRU.

  5. Il silenzio è d’oro e quindi si paga. Il governo italiano avrebbe potuto rispedire le spie russe e far sparire Biot, senza far trapelare nulla della vicenda. Se non lo ha fatto e ha deciso di pubblicizzare l’evento, speriamo sia stata presa una decisione se non chiara, almeno ponderata. In ogni caso, da qualsiasi parte si guardino i possibili scenari che si vengono a creare si deve sempre tener presente che la politica estera italiana è dettata dagli interessi dell’ENI. Può darsi che qualcuno abbia pensato che fosse conveniente schierarsi con gli alleati americani ed accattivarsi la nuova amministrazione USA per poi spendersi per la realizzazione di futuri gasdotti con la Russia. Oppure che fosse conveniente schierarsi con gli alleati Nato per tentare di frenare col tempo le ambizioni turche nel mediterraneo. Può anche essere che l’operazione fosse talmente di scarso valore che non valesse la pena spendersi per insabbiarla.

  6. Quello che dico non è del tutto pertinente con il post, ma io vorrei che l’Italia si facesse promotrice di iniziative Euroatlantiche che mirassero a spezzare l’asse di convenienza che si sta saldando tra Russia e Cina. Poi questo scandalo è la misura di quanto sta diventando più audace la Russia, perché si trova a fronteggiare non un blocco compatto quale dovrebbe essere la UE, o la NATO.

  7. Caro Oscar, sono anch’io d’accordo sul fatto che la cosa dovesse avere il risalto pubblico che ha avuto. molti dei motivi li ha giá elencati nell’editoriale, e sottolineo solo i due a mio modesto parere piú rilevanti: finalmente un po’ di discontinuità con la tradizione di opacitá e coperture tipica dei nostri servizi, e finalmente un segnale seppur timido di coerenza con quella che dovrebbe essere la nostra posizione nell’allenza atlantica (che puó piacere o meno, ma quella é, e con Trump non era affatto piacevole). secondo me c’era anche un motivo pratico per scegliere la via della pubblicitá alla vicenda: che piaccia o meno (e a me tendenzialmente piace), siamo in un’epoca in cui molti segreti restano tali per poco tempo. Vuoi per aiuto di insider con qualche scrupolo di coscienza, o per zelo e mestiere di qualche raro giornalista serio, queste cose vengono a galla. E in questa situazione, una public disclosure dopo un tentativo di insabbiamento avrebbe fatto ancora piú danni al paese, e non solo al govenro pro tempore. rimango disilluso sul fatto che con l’attuale ministro degli esteri si possa sperare ad un riposizinamento strategico/diplomatico del paese, mi auguro solo che questo sia un segnale dell’inizio del cambiamento.

  8. La cosa che impressiona maggiormente è l’indifferenza generale per questo episodio, politici compresi. Ma soprattutto stupisce il silenzio di Giorgia Meloni e dei suoi supporter, a partire da Crosetto che anzi ha minimizzato il fatto. PD ovviamente non pervenuto sul radar, Salvini … lasciamo perdere insieme ai 5S.
    Questo Putin lo sapeva e lo sa.

  9. SAREI D’ACCORDO SOLO SE LO STESSO FACESSIMO CON LE SPIE STATUNITENSI IN UN CONTESTO DI EUROPA UNITA POLITICAMENTE E MILITARMENTE. INVECE L’ITALIA E’ SOLA, ALLEATA NE’ CON GLI AMERICANI NE’ CON LA RUSSIA, E BENE FAREBBE AD AVERE UN PIEDE IN DUE STAFFE, MEGLIO TRE, CON PIU’ REALISMO E MENO IDEALISMO. SE POI UN GIORNO L’EUROPA SARA’ UNA UNICA REALTA’ POLITICO MILITARE, CON UN PROPRIO CONTROSPIONAGGIO E PROPRIE SPIE NEGLI ALTRI PAESI ALLORA E SOLO ALLORA MI STUPIRO’ DI QUESTI MANEGGI.

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