Tre domande per uscire dal covid

Cari amici di Don Chisciotte, iniziamo anche a pubblicare post sul nostro sito.

Questo primo contributo alla riflessione è formulato su tre domande a voi. Per farci capire come la pensate e per aprire un confronto, non per ammannirvi solo nostre convinzioni. E le tre domande non possono che essere centrate su quanto ci ha travolto, privato sin qui dolorosamente di 107mila persone, e impoverito radicalmente negli ultimi 13 mesi, la pandemia. In particolare: su tre aspetti giuridico-normativi che hanno caratterizzato sin qui l’origine delle restrizioni cautelari a cui siamo sottoposti. Ne scriverò evitando deliberatamente rinvii intertestuali alla giungla di norme e sentenze prodottesi nell’ultimo anno. Perché certo parliamo di questioni ordinamentali, ma qui ci interessa sapere come la pensate in quanto cittadini, non rivolgerci solo ai giuristi.

Domanda 1- Vorreste tornare a centralizzare la sanità nel governo nazionale?

Istintivamente molti risponderanno sì. Viviamo nel caos da oltre un anno. Ma cerchiamo prima di capire che cosa l’ha originato davvero. L’affidamento alle Regioni della sanità come materia concorrente (articolo 117 Costituzione) si è rivelato esso origine obbligata del caos? La risposta che do io è: no. In realtà la Costituzione dice anche altro. Dice all’articolo 120 che lo Stato può in caso di “pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica” – tra i diversi casi citati dall’articolo – sostituirsi alle Regioni. La pandemia rientra esattamente in questa fattispecie. L’articolo si chiude precisando che anche in caso di esercizio della surroga da parte del governo centrale lo Stato deve attenersi al principio di sussidiarietà e leale collaborazione con le Regioni per le misure attuative di quanto il governo deciderà. Ma l’indirizzo e il comando, la definizione di standard e procedure sanitarie e di tutela della salute pubblica, il governo nell’emergenza sanitaria può avocarli a sé.

Chi ha deciso di non seguire questa via chiaramente indicata dalla Costituzione e più che giustificata? Il governo Conte2. Sin dall’inizio ha scelto di non assumersi la responsabilità piena del timone anti COVID. Di qui tre scelte conseguenti. La Conferenza Stato-Regioni è diventato l’organo istituzionale permanentemente a confronto per le misure da adottare. Mentre il governo intanto usava per le linee generali delle misure da assumere fonti normative di rango infimo, come i Dpcm (numerose sono ormai le sentenze che abbattono ogni pretesa di poter prevedere sanzioni ai cittadini attraverso questa fonte, anche se bisogna precisare che alcune di esse sono relative al preciso intervallo temporale prima che altri Dpcm seguissero). E infine, terza decisione del governo Conte2, le scelte d’indirizzo nazionale, combattutissime e contestatissime ogni volta come in violazione delle diverse valutazioni e richieste regionali, sono state mascherate dietro pretese indicazioni tecniche del CTS costituto presso la Sanità. Altro scaribarile sui “tecnici”: su di un organo a pareri incredibilmente secretati , per l’accesso ai cui verbali abbiamo dovuto attendere mesi e mesi per scoprire grazie alla Fondazione Einaudi che il governo decideva spessissimo diversamente da quanto il CTS indicava, e da quanto diverse fossero le stesse opinioni dei membri del CTS, che caduto il segreto hanno preso anch’essi a confondere ulteriormente un dibattito pubblico in cui clinici, virologi ed epidemiologi hanno pugnato spesso l’un contro l’altro come curve da stadio.

Da queste tre scelte è venuto il caos. E decisioni dagli esiti tremendi. Non abbiamo potuto contare su una metodologia standard della raccolta di dati COVID granulari, interoperabili e machine readable. Ogni Regione li ha raccolti a volte con criteri diversi e anche fino al punto di taroccarli per evitare chiusure. Non abbiamo realizzato indagini epidemiologiche microterritoriali per identificare dati alla mano microchiusure locali e non regionali o nazionali. Non siamo stati in condizione di avviare un efficace contact tracing. Non sappiamo ancor oggi indicare con precisione quanti contagi ci sono al lavoro e nelle scuole per diverso ciclo, le stime variano da fonte a fonte e ciascuno dice la sua. Abbiamo detto no alle aziende che all’inizio erano disponibili a rilevare la temperatura all’ingresso dei luoghi di lavoro. Abbiamo detto no alla loro disponibilità di effettuare tamponi. A ottobre-novembre il governo non ha risposto alle filiere d’imprese che si mettevano a disposizione per contribuire al realizzo della campagna vaccinale, abbiamo dovuto aspettare in questo marzo Draghi che su questo ha voltato pagina cacciando Arcuri che inseguiva le primule.

Sono tutte conseguenze a catena di non aver voluto seguire la via della Costituzione. Come Cassese ha scritto molte volte, e numerosi amici come Vitalba Azzollini, Carlo Alberto Carnevale Maffé, gli amici di liberioltre, io stesso: comunque quattro gatti, nel silenzio pressoché generale del mondo accademico e della società civile, che ha preferito in realtà non disturbare il governo Conte (metto per primi i direttori dei grandi giornali, finché non è stato chiaro che Conte aveva le ore contate…)

Vengo a due obiezioni.

Potreste dirmi: ma tu ce l’hai con Conte, la realtà con Draghi non è cambiato nulla. Al netto della svolta radicale sul piano vaccinale e sul ben diverso standship nel sollevare problemi sul procurement dei vaccini a Bruxelles, avete ragione. La via resta quella della Conferenza Stato-Regioni, e se a qualcuno fosse sfuggito anche su fonti normative in realtà Conte 2 aveva dovuto da dicembre imboccare per primo la via dei decreti legge da cui far discendere i DPM, e Draghi va avanti su quel precedente. Draghi però non si è tirato indietro di fronte alla domanda esplicita, nell’ultima conferenza stampa, sul perché continuare solo a strigliare Regioni per i diversi criteri di priorità vaccinali o su chi vuole Sputnik, quando costituzionalmente il governo può avocare tutto a sé. “Ormai dopo un anno bisogna cooperare, non creare nuovi conflitti”. Realismo pragmatico. Anche se non mi convince. Conte 2 ha scelto lo scaribarile per evitare, avocando al governo tutta la gestione pandemica, che insorgessero le Regioni guidate dalla Destra, ma lo avrebbero fatto anche la Puglia di Emiliano e la Campania di de Luca. Draghi se cambiasse metodo adesso dovrebbe mettere in conto l’insorgere di tutte.

E potreste aggiungere. La colpa non è solo del governo Conte2. La Lombardia che se la tirava tanto per la sua eccellenza sanitaria ha fallito in maniera eclatante su pressoché ogni singolo passo mosso contro il COVID, e allora se questa era la pretesa eccellenza come si fa a non preferire che ritorni lo Stato centrale a gestire la sanità?

Condivido l’opinione sul fallimento lombardo, su tutta la linea a cominciare dalla strage nelle RSA. E’ un fallimento politico ancora più grave: Lombardia aveva a disposizione strumenti che altre Regioni non avevano, a cominciare dalla piattaforma E015 eredità di EXPO per gestire il dashboard digitale in tempo reale di ogni dato digitale e ospedaliero, contagiati tamponi a saturazione reparti. Poteva essere base immediata del contract tracing e poi del piano vaccinale. Hanno detto no. Non è stato solo Gallera o l’accrocchio delle società regionali in ARIA volute dal leghista Caparini, o il pencolare continuo tra richieste di aperture e chiusure rimpallandone poi la decisioni con critiche al governo di senso spesso opposto. Ma parliamoci chiaro. Il fallimento di Regioni come la Puglia di Emiliano, e la Campania di De Luca che evocava i carabineri alle sue presunte frontiere regionali (ridicolo) contro il resto d’Italia più contagiato e oggi prenota Sputnik, hanno avuto meno attenzione, ma non sono meno gravi.

Perché allora non mi convince il ritorno della sanità allo Stato? Per tre ragioni. La prima è quella fondamentale: dal 2001 il ministero della Sanità ha perso nel tempo ogni strumento di gestione diretta della rete ospedaliera, e tanto più di quella di medicina preventiva, diagnostica e terapeutica territoriale, che il COVID ci ha dimostrato si debba rimettere in piedi. Il ministero si occupa di stabilire e controllare gli standard LEA, e della ripartizione a trattativa regionale del fondo sanitario nazionale. Tornare da modelli gestionali e organizzativi regionali a un unico standard nazionale comporterebbe anni e anni di maggior esposizione al rischio, in una transizione così problematica. La seconda ragione è che tanto da parte del governo quanto da parte delle Regioni si è trattato di errori politici, dovuti all’elevatissima incapacità gestionale di crisi di uomini dei partiti che restano a oggi incapaci di comprendere che dati standard e tracciamento erano la via maestra da seguire, e che c’erano in Italia fior di competenze da mettere a frutto. Non è che se riaccentriamo tutto a classe politica invariata cambiamo molto: è più probabile che la lezione si impari prima a livello territoriale senza ricambiare competenze costituzionali ma cambiando modelli operativi, se gli elettori mandano a casa chi ha sbagliato. La terza osservazione è che i guai Stato Centrale-Autonomie a fronte del COVID non sono capitati solo da noi. Oltre che negli USA tra governo federale e Stati, In Germania la mitica Merkel di solida preparazione scientifica se l’è cavata benissimo nella prima grande ondata di contagio. Ma di fronte alle varianti della seconda il caos governo-Laender è esploso anche lì, e la Merkel lo ha dovuto ammettere ma almeno ha chiesto scusa ai tedeschi (che a oggi contano 77 mila morti con più di un terzo di abitanti più dell’Italia che ne ha quasi 108mila, ma nessuno chiede scusa a nessuno). Però in Germania a nessuno passa in testa di dire che si torna indietro rispetto al modello federale: pensano tutti che si debba mandare a casa un bel po’ di uomini del governo centrale e di capi di Laender non all’altezza.

Ergo sì: continuo a pensare ha la risposta debba essere accelerare sull’autonomismo con Regioni che dispongano di più risorse proprie di cui rispondere davanti agli elettori, non il ritorno al centralismo: ma sapendo di essere iperminoritario e di non avere la verità in tasca mi interessa capire come argomentate al contrario.

Domanda 2- Siete contrari a misure ad hoc adottate per i non vaccinati?

Argomento giuridicamente scivolosissimo. Molti miei amici giuristi di cultura liberale da mesi spiegano che l’ipotesi investe delicati diritti fondamentali nella nostra Costituzione, e che in ogni caso tali misure si possono con leggi ad hoc motivare ma al solo patto che l’eventuale rifiuto di vaccinazione sia a fronte di vaccini disponibili per tutti, altrimenti le misure sono inaccettabili in quanto discriminatorie (per inciso: non lo hanno fatto osservare solo giuristi liberali ma parlo di loro perché, per inciso, nella nostra area culturale il COVID ha provocato spaccature e animosità radicalmente contrapposte più che in ogni altra, e me ne dolgo molto perché resto un amico che stima tutti i suoi amici sottraendomi deliberatamente agli scontri personali via social).

Il tema si è posto subito con l’avvio della campagna vaccinale. Pietro Ichino a fine 2020 ricordò le norme del Codice civile (art. 2087) e del testo Unico Sicurezza sul Lavoro (art.279) che disciplinano la responsabilità dell’imprenditore rispetto alla salute e sicurezza dei lavoratori in azienda, e ne dedusse che anche senza legge ad hoc l’obbligo per l’imprenditore di chiedere la vaccinazione ai lavoratori c’era e c’è già. E a meno il diniego alla vaccinazione sia dovuto a immunodeficienza o altre motivate (e limitate) ragioni di salute che impediscano il vaccino, l’imprenditore era ed è contrattualmente nella facoltà di spostare il lavoratore in altro reparto o lavorazione meno a contatto con colleghi, clienti e fornitori. Ma disse anche “fino al licenziamento”. Ed esplose il pandemonio. Fiorirono i pareri opposti, serve una legge ad hoc e in ogni caso non se ne parla, perché è discriminatorio finché non ci sono vaccini per tutti.

Risultato: all’italiana, sollevata l’obiezione tutto è rimasto come prima. Non c’è stata alcuna legge. Solo ora con Draghi finalmente si imbocca la strada di un provvedimento che consenta di spostare da servizi ospedalieri diretti sanitari e ospedalieri il personale che rifiuti immotivamente i vaccini. Dove immotivatamente, come sopra, si applica a tutti i casi di assenza di comprovate ragioni di salute che sconsiglino la vaccinazione, definite secondo i protocolli autorizzativi EMA dei vaccini stessi. In altre parole, non c’è alcuna tutela costituzionale di libertà di opinioni che possa legittimare che un NO VAX per convinzione esponga a rischi altri che se stesso. Io penso che questa cosa sia sacrosanta. Questi interventi normativi servono eccome. Non basta eccepire “ci vuole una legge”, atteggiamento che ha finito implicitamente per rafforzare l’idea che ognuno può far come vuole e nessuno può dir nulla. Bisogna farla, la legge sulle misure da riservare in pandemia perdurante ai NO VAX sui luoghi di lavoro. L’obiezione “se non ci sono vaccini per tutti sono misure discriminatorie” è fallace: qui non stiamo parlando di NO VAX in generale, ma di quelli tra le categorie che hanno avuto la priorità a vaccinazione da parte non solo regionale ma nazionale (si dimentica di dire che professori da vaccinare o gli amministrativi sanitari o i magistrati e altri sono stati indicati come categorie prioritarie vaccinande da atti del governo Conte2 a fine mandato, poi le Regioni hanno applicato i criteri con estensione più o meno ampia ma non se li sono inventati loro, vedo che nei talk sul tema anche autorevolissimi giornalisti mostrano di non averne alcuna contezza e aizzano a sproposito…).

Il tema è delicato: in Italia i NOVAX erano assai più forti che altrove, e siamo riusciti a resuscitarli dopo il caso AstraZeneca gestito coi piedi. Vi prego solo di spiegarmi in base a che cosa dovremmo accettare di stare chiusi in casa per periodi lunghissimi con pesanti divieti e chiusure di ogni tipo da un anno, ma al contempo dovremmo senza alcuna misura precauzionale lasciar ciascuno libero di non vaccinarsi e contagiare sul lavoro se lo Stato gli ha già offerto la vaccinazione.

Domanda 3- Pensate che un eventuale passaporto vaccinale non debba in alcun modo portare a restrizioni delle facoltà di chi non lo possiede?

Mentre la domanda 2 è su restrizioni da non vaccinazione, questa è su abilitazioni suppletive per chi è vaccinato. Lo dico subito: io sono favorevole. E ci risiamo: moltissime persone che stimo e di cui sono amico mi dicono che no, deve trattarsi di mera certificazione vaccinale ma in nessun modo ne possono discendere limitazioni ai diritti di chi non ce l’ha, perché prima che si sia qui tutti vaccinati chissà quanto tempo passa e sarebbero intanto limitati in maniera discriminatoria non i NO VAX per scelta, ma coloro a cui lo Stato non ha ancora offerto vaccini. La realtà della pandemia però disegna ancora una volta condizioni di fronte alle quali le fattispecie giuridiche DEVONO evolvere, non restare fisse e indifferenti.

Perché da qualche mese il tema del passaporto vaccinale è stato sollevato in UE da alcuni Paesi come l’Austria? Senza sin qui ottenere consenso, tanto che Bruxelles è dovuta ripiegare appunto sull’ipotesi di una mera certificazione vaccinale standard che a quanto pare poi ogni Paese membro adatterà a proprie norme? Era molto meglio avere uno standard di passaporto vaccinale europeo comune facendo fare un salto in avanti ai poteri europei: visto che dovrebbe essere chiaro che aver escluso sin qui le competenze sanitarie a livello UE è un difetto e non un punto di forza (la pandemia non finirà coi vaccini che abbattono letalità ma ancora non sappiamo quanto i contagi, e comunque non finiscono le pandemie, se non l’aveste capito). Ma comunque l’Austria ha posto quella esigenza perché il danno che ha avuto nel suo turismo è stato fortissimo per la sua economia nazionale, e a Vienna sono consapevoli che oggi l’intera ripresa della mobilità turistica oltrefrontiera è incardinata sui protocolli simili a passaporti vaccinali, che per prime le compagnie aeree e anche i Paesi più avanti nel drastico contenimento del COVID stanno rapidamente adottando.

E’ un tema che anche l’Italia dovrebbe avvertire anche come priorità propria, visto quanto conta il turismo estero anche nella nostra economia e quanto pesa l’interdipendenza estera nel nostro apparato produttivo (che a propria volta vive di contatti e scambi in sicurezza basati anche sulla mobilità diretta di manager e quadri nelle catene di fornitura e distributive, non solo di merci o di conferenze in zoom).

Come la pensate voi? Preferite rinviare al 2022 (se va bene) quando saremo forse tutti vaccinati il giorno fino al quale saremo solo sottoposti ai limiti di passaporti vaccinali fissati da altri? Non è il caso di fare lo stesso anche noi, premendo per uno standard Ue che non sia solo una mera certificazione? Ed è poi così ingiusto, che chi intanto si vaccina coorte dopo coorte abbia titoli per poter espletare attività aggiuntive rispetto ai non ancora vaccinati? Vi avviso: se mi rispondete solo con la formalità del diritto esistente, non mi convincete. Sapete come me che un pezzo crescente d’Italia non ne può più, di sole chiusure.

Oscar Giannino

30 thoughts on “Tre domande per uscire dal covid”

  1. Caro Don Chisciotte,
    cerco di essere sintetico, quindi:
    a) mi piace questa iniziativa dei post
    b) sanità centralizzata: condivido che è stato tragico non centralizzare la gestione, ma l’esempio iniziale Veneto (bene)-Lombardia (male, sto ipersemplificando) mi fa venire dubbi su quale standard sarebbe stato usato. In ogni caso, il problema centrale è stata la riduzione drastica degli investimenti in sanità con focus continuo solo nella riduzione dei costi. Almeno è stato così qui in Fvg.
    c) fosse per me: non ti vuoi vaccinare = a casa, LICENZIATO (detto con la tua voce)! E non accetterei nemmeno la discussione su quale vaccino (io ho fatto AZ, mi son fatto 2 gg di febbre e via)!
    d) passaporto EU tutta la vita, uno std comune che permetta di accelerare i movimenti intra ed extra EU. Tu sei vaccinato, vai dove “vuoi”, fai tutte le visite commerciali & Co che devi, e se vuoi ti fai anche le ferie. Non sei vaccinato, stai a casa e sei stimolato a farti vaccinare, che l’invidia di vedere il vicino in ferie a Sharm funziona più di 1000 virologi che ti spiegano il vaccino.

    1. Mi permetto di sfruttare il post di Davide Zanelli perchè mi pare utilissimo per sintesi, in modo da creare un po’ di dibattito, seguendo i suoi punti:
      a) su questo punto in realtà nessuna discussione. Grazie per il lavoro che fate e ottima iniziativa scrivere qualche post sul blog, per creare iterazione con i vostri ascoltatori;
      b) sulla centralizzazione della sanità il problema, secondo me, potrebbe essere questo: la gestione sanitaria regionale è fatta esclusivamente mediante scelte politiche, senza nessuno o pochissimo riguardo per le capacità gestionali e sanitarie di coloro che vengono messi a capo delle ASL (e ovviamente degli assessorati). In questo modo la gestione sanitaria è, appunto solo politica, e risponde alle relative esigenze, e non prende in alcuna considerazione quelle di salute pubblica e di rendere compatibile la migliore gestione della salute, con la sostenibilità economica. Centralizzare potrebbe, non dico risolvere, m aquanto meno rendere meno frammentaria la gestione ed eventualmente più controllabile da una opione pubblica che voglia fare il relativo sforzo?
      c) sono in via di principio d’accordo con Davide Zanelli e con Ichino, e anche a me piacerebbe vedere i licenziamenti per i rifiuti di vaccinarsi, soprattutto se si parla di personale sanitario. Ma, operando nel settore legale, lavoristico oltretutto, bisognerebbe domandarsi cosa succederebbe in giudizio con queste ondate di licenziamenti (ammettendo che i numeri siano sostanziosi, e onestamente non ne ho idea) e come si comporterebbero gli stessi sindacati in materia. Senza considerare che, proprio in campo sanitario, sono le stesse strutture ad essere restie a licenziare gli operatori (anche qui ne ho avuto esperienze lavorative), per il semplice motivo che non ne hanno abbastanza;
      d) sul passaporto vaccinale ho questa perplessità: ad oggi in Europa, mi pare che tutti i paesi stiano affrontano una scarsità di consegne di vaccini. In queste condizioni il passaporto lo potrebbero avere, di tendenza, anziani, operatori sanitari e altri lavoratori di prima linea e quelli che si sono fatti vaccinare, senza avere diritto alla precedenza, ma perchè hanno trovato vie traverse (la polemica sul giornalista care-giver in Toscana è di pochi giorni fa). E questo aumenterebbe la rabbia tra quelli che il vaccino non lo hanno ancora potuto fare. siamo sicuri che valga la pena? e un passaporto per un numero di vaccinati così limitato (in Italia siamo al 6%), produrrebbe tutti questi risultati sull’economia?
      Scusate la lunghezza e spero che le mie riflessioni siano utili.

    2. Mai sentito parlare di processo di Norimberga e diritti fondamentali dell’uomo, come il non essere discriminati in base a razza, ideologia, fede ecc. Come l’etichetta gialla degli ebrei quando dovevano uscire per strada? Per caso stiamo invocando il ritorno al Nazifascismo? Spero di no!!!!

    1. Prima di dire cavolate si legga l’art. 167 del trattato europeo, poi rifletta bene su quello che afferma su discriminazioni generalizzate.

  2. Primo devi essere Nazionale in caso di pandemia ma senza appoggio dei privati la sanità non ce la farebbe secondo si obbligo per tutti terzo Sì per poter riprendere il normale vivere quando puoi la pandemia sarai estinta rivalutare il tutto.

  3. Salve. Innanzitutto complimenti per i post, mi piacciono più del solo podcast.
    In merito alle 3 domande:
    io sulla sanità centralizzata in parte sono favorevole, per avere almeno una certa omogeneità nelle varie sanità ed un livello di servizio non dico uguale ma almeno più simile in Italia: ho vissuto in prima persona questi squilibri, ne avrei da raccontare.
    Diciamo che su tanti fronti, per esempio a livello informatico, si potrebbe avere un’unica gestione, non 21 organismi che non si parlano. Questo permetterebbe già di avere una visione più chiara di cosa succede e magari poter ribilanciare velocemente ed efficacemente. Anche qui parlo per esperienza diretta.
    Sulle vaccinazioni le faccio un esempio banale: in officina se non sei vaccinato contro il tetano non puoi lavorare. Punto e basta.
    Sul passaporto, e a livello europeo, io lo vorrei. Ed è vero, spinge più l’invidia che io possa andare in vacanza a Sharm e il mio vicino no vax no, che 1.000 virologi

  4. Domanda 1- Vorreste tornare a centralizzare la sanità nel governo nazionale?
    No, la sanità in generale va benissimo che sia regionalizzata, molte regioni hanno fatto bene-si sono organizzate benissimo, ed è meglio che si continui così.
    E’ la gestione della pandemia che richiede un salto di gestione a livello centrale (ma io direi europeo, a questo punto): le decisioni devono essere prese con il più largo (in senso territoriale) ambito possibile, perchè il virus non conosce confini territoriali.

    Domanda 2- Siete contrari a misure ad hoc adottate per i non vaccinati?
    No, soprattutto per i sanitari a contatto con le persone è giusto fare una legge che per far sì che si vaccinino e non contagino i pazienti.
    Sui lavoratori direi uguale, perchè poi diventa problematica la gestione della giustizia: il datore di lavoro può (per ragioni di sicurezza sul lavoro) spostare i lavoratori non vaccinati ad altre mansioni o addirittura de-mansionarli, questi possono ricorrere al giudice del lavoro, e mi aspetto cause infinite (e grossi problemi di gestione e organizzazione da parte del datore di lavoro).

    Domanda 3- Pensate che un eventuale passaporto vaccinale non debba in alcun modo portare a restrizioni delle facoltà di chi non lo possiede?
    Si, perchè, chi è vaccinato ha una probabilità infinitesima di contagiare gli altri, e se c’è un ambiente con soli vaccinati (aereo, albergo, luogo di vacanze, meeting) questa si riduce ancora e non causa problemi.
    E’ inoltre un ottimo incentivo a vaccinarsi sapere che si può andare in qualche posto senza restrizioni (se gli altri che si incontrano sono anch’essi vaccinati).

  5. Caro Don Chisciotte,

    Grazie per l’opportunità di potermi confrontare con te.

    Per i punti 2 e 3 sono, in sintesi, d’accordo con Davide Zanelli ( con la differenza che io non sono vaccinato. “ …. non ho l’età….. si cantava a Sanremo… . In Em- Romagna si procede esclusivamente per coorti anagrafiche a partire dai più anziani e/o fragili.
    Io sono d’accordo con questa scelta.

    Per il punto 3
    “Ergo sì: continuo a pensare ha la risposta debba essere accelerare sull’autonomismo con Regioni che dispongano di più risorse proprie di cui rispondere davanti agli elettori, non il ritorno al centralismo”
    Magari!
    Questa scelta, spingerebbe tutte le Regioni a dare il loro meglio nel gestire le risorse. I politici ( che NOI votiamo ) sarebbero più misurabili e su temi come la Qualità di Cura, l’elettore è più concreto e le chiacchiere politiche hanno meno peso, vedi il risultato di Bonaccini vs Borgonzoni.
    Purtroppo anche su questo tema si deve constatare la marcia indietro della Lega. È rimasto solo Zaia. Ma dato che basta uno solo per non abbattere Gomorra …. vuol dire che non si deve perdere la speranza di rendere più efficiente la Sanità.

    Un caro saluto a Don Chisciotte e ai tuoi bravissimi compari.

  6. Bella l’idea dei post, bello tornare a leggere, forse meglio era dividere i tre argomenti
    A) concordo la costituzione non è stata applicata correttamente, non occorre modificare nulla.
    B) ritengo che la sicurezza del vaccino una volta approvata dall’EMA sia fuori discussione ma in concreto molte persone anche se non sono NoVax, non si fidano per mille motivi comprensibili anche se erronei. Da qui ritengo corretto lo spostamento ad altre mansioni ma non giuridicamente sostenibile ed accettabile anche in concreto il licenziamento.
    B) sono contrario al passaporto vaccinale. Per spostarsi occorre non essere positivi o immuni al Covid, pertanto il tampone negativo o aver avuto il Covid dovrebbe bastare a livello logico giuridico. Per andare in certi paesi o semplicemente a scuola occorreva essere vaccinati.
    Al momento non sappiamo l’evolversi di questa malattia nel tempo e l’efficacia dei vaccini. Potremmo trovarci a costringere a trattamenti sanitari obbligatori non pienamente efficaci per esercitare una
    libertà fondamentali. Da qui lo ritengo prematuro. Ad oggi i vaccinati devono portare mascherina e comportarsi come altri perché introdurre un passaporto vaccinale. Anche qui a mio avviso anche se il discorso sembra logicamente corretto mi pare di difficile applicazione concreta

  7. 1) Il coordinamento nazionale – attualmente limitato praticamente solo all’attribuzione dei fondi – avrebbe dovuto essere da subito esteso al coordinamento della risposta alla pandemia. Ad iniziare ad una uniformità nelle procedure di rilevazione e stoccaggio dati, che avrebbero dovuto poi essere gestiti dal Ministero, senza interferenze locali.
    Le regioni avrebbero dovuto mantenere autonomia sulla fase operativa, ognuna con le risorse a sua disposizione, nelle modalità che funzionano per il suo territorio. Nell’ambito delle direttive nazionali
    2 e 3) non sono a mio agio con qualsiasi cosa comporti la parola “obbligo”. Ma sono favorevole al rilascio di un passaporto vaccinale – possibilmente europeo. Il quale passaporto permetta di partecipare ad attività altrimenti negate – negate per la sospensione di alcuni diritti costituzionali come garantito dalla condizione di emergenza. Questa condizione di emergenza permette secondo me giuridicamente di applicare sospensioni delle limitazioni a casi particolari (i vaccinati) senza che possano essere impugnate come discriminatorie.
    Tra queste attività ci dovrebbe essere anche lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative, se queste prevedono contatto con altre persone, siano pubblico o colleghi. La sopravvenuta impossibilità a svolgere la propria mansione è regolata dalle leggi sul lavoro.
    Il passaporto inoltre dovrebbe permettere l’accesso a qualsiasi attività attualmente negata: spostamenti liberi, ristoranti, alberghi, spettacoli, attività motoria in compagnia…

  8. Oscar, condivido i tuoi 3 NO anche se il primo punto lo vedo molto complesso perché ci vorrebbe un “draghetto” per ogni Regione… e non ne vedo in giro!

  9. Bene bello questo spazio.

    Voce fuori dal coro:
    1) sanità centralizzata o no, basta che funzioni. Probabilmente vista la disparità di risorse e vincoli – strutture, densità di popolazione, età media delle regioni, clima, anche cultura, sentimento popolare e colore politico – meglio decentralizzata.

    2) favorevole al vaccino ma contrario all’obbligo. Dati Istat Iss del 5 marzo su Covid 2020: 96,3% della mortalità è over 65. Quindi sensibilizzazione e priorità a questi e alla restante fetta di popolazione a rischio.

    Poi usiamo la logica: se il vaccino funziona e protegge, e se come cittadino posso facilmente averne accesso, e mi vaccino, non devo temere di prendere l’autobus con qualcuno che non è vaccinato. Perchè sono vaccinato io.

    In altre parole lo Stato ha fatto il suo mettendo le persone nella condizione di essere protette.
    Ma non ha l’obbligo e non deve avere la tentazione di costringerle a proteggersi.

    La propensione al rischio è una cosa
    del tutto soggettiva. Io posso temere la morte e tu no. Le scelte soggettive sono personali per definizione e non possono essere proiettate sugli altri

    Io posso essere contrario all’aborto ma favorevole alla legge per poter abortire. Posso essere contrario al divorzio ma favorevole alla possibilità che altri divorzino.

    Posso pensare che il vaccino serva e farmi anche vaccinare, ma proprio perché so che poi saró protetto, difendo l’idea che non debba essere un obbligo.

    3) per tutto questo sono contrarissimo al passaporto vaccinale, alla limitazione delle libertà di circolazione o di comportamento per i non vaccinati.

    Altrimenti diventa un TSO. Ma non ve ne sono le condizioni.

    La nostra Costituzione sanguina.

    1. Mi trovo d’accordo con questo commento di Giorgio.
      Penso che si stia diffondendo una errata convinzione che, una volta vaccinati e quindi ottenuto il passaporto, si possa togliere qualsiasi restrizione.
      Penso invece che si dovranno continuare a rispettare alcune regole di base (mascherina in luoghi chiusi, riduzione dei contatti fisici, pulizia delle mani), almeno finché contagi e decessi si ridurranno al minimo.
      Questo non dovrà impedire le riaperture dei servizi attualmente chiusi ma sicuramente condizionerà ancora per un bel po’ di tempo le nostre relazioni.
      Preferirei che questo venisse chiaramente comunicato piuttosto di diffondere l’illusione che, una volta vaccinati, si possa tornare alla normalità che abbiamo tutti in mente.
      Ci arriveremo ma vedo ancora tempi lunghi.

    2. Assolutamente D accordo con le considerazioni qui sopra lette. Se deroghiamo dalla libertà per considerazioni su dati interpretati male e su ideologia ed incompetenza politica la prox pandemia ci troverà già con pochi diritti. Consideriamo sempre i dati scientifici per favore che ci dicono che probabilmente la prox sarà molto peggiore.dovevamo proteggere i fragili dovevamo vaccinare subito i fragili e coloro che si vogliono vaccinare immediatamente dopo… Lo stato ed il potere politico anche regionale non possono togliere libertà per difendere la loro ideologica incompetenza su questo non ho dubbi lo stato deve amplificare diritti non togliere libertà con scuse da stato a stato risibili e pretestuose. Alla fine comunque la discussione è cosa sia lo stato e quanto deve intrudere nella vita di noi cittadini oramai sudditi.. Di qui non si scappa. Grazie e veramente continuate così e facciamo sentire la nostra voce grazieeeeeee

  10. Caro Oscar,
    luci ed ombre davanti ai miei occhi.
    1. Centralizzare non è un miglioramento, se non copi il meglio ed impedisci il peggio, nell’ipotesi che al centro siano più bravi della periferia a valutare. Con Speranza, che c’era già prima, e Draghi che mi insinua che il blocco ad AstraZeneca “Hastato la cermania”? boh…
    2. D’accordo con Vitalba che ci va norma apposta, se non altro perché ben sai perché esiste il codice di Norimberga. Dopo, sai meglio di me che l’incaglio non è il Covid ma le prerogative della trimurti sindacale, che in casi di ragionevoli bisogni di dati del lavoratori pubblici per interesse pubblico, ha impugnato il lanciafiamme. Chi lo dice ai fruitori del trasporto pubblico che quando scioperano non puoi chiedere al singolo dipendente se aderirà o meno, neanche adesso sotto COVID?
    3. E se invece di fare il passaporto vaccinale si fa una cosa più furba, come un protocollo del database dei vaccinati/guariti che tutti quelli che ne abbiano bisogno in UE possano consultare? Ti ricordo che dopo lo statuto del contribuente, la seconda legge più presa per i fondelli è il divieto di chiedere dati in possesso della PA….

  11. Il discorso pandemia è stato gestito malissimo Sono convinto che sarebbero bastati l’osservanza delle uso della mascherina, il divieto di assembramenti .un po’ di responsabilità personale e controlli a tappeto. La centralizzazione comporterà sicuramente una minor r granularità delle truffe ma richiede una capacità di gestione di tante realtà in modo efficiente e questo ultimo punto non so se sia possibile.
    Per il resto assolutamente licenziamento per chi non si vaccina e passaporto europeo che discrimini tra chi può permettersi di sentirsi libero e chi no.

  12. Sono d’accordo sulle risposte alle domande 2 e 3. Riguardo alla domanda 1 ho dei dubbi che sono legati alla funzionalità delle Regioni in quanto tali, con dimensioni geografiche e di popolazione così enormemente diverse e con le Autonomie ormai fuori del tempo e da superare. Sul merito mi verrebbe da convenire perchè le argomentazioni a contrarie vanno quasi sempre a finire con la riduzione dei costi che sarebbe stato il “male assoluto”. In realtà la riduzione dei costi in se non è un male se viene orientata ad eliminare gli sprechi, ma se la politica fa gestire questo processo da incompetenti con la “tessera di partito” i risultati sono quelli che abbiamo visto. Per ultimo c’è, come corollario, il pensiero che per ovviare a “problemi straordinari” come una pandemia si debba avere un sistema “sovradimensionato” per essere “pronti a tutto”: non funziona così nel mondo reale…

  13. Rispondo da cittadino semplice, senza presupposti giuridici o da esperto del settore: solo e soltanto secondo il mio buon senso e secondo coscienza.
    1. la Sanità la vedo Pubblica, perché di interesse generale, e lo Stato la deve garantire a tutti allo stesso modo; non ci devono essere regioni a “statuto speciale” che si gestiscono la Sanità a loro uso e consumo (leggi gli interessi di pochi a scapito dei molti). In casi poi come il COVID, di carattere mondiale, oltre che nazionale, sono emerse tutte le storture che hanno portato alla situazione che tutti conosciamo.
    2. I comportamenti delle persone e la loro libertà devono sempre e comunque rispettare gli interessi generali, nazionali/internazionali delle persone: se non ci sono fondate e motivate ragioni mediche per non essere vaccinati, chi non lo fa deve essere conscio di andare in contro a restrizioni delle proprie attività, spostamenti e partecipazioni alla vita in comune con le altre persone.
    3. Il passaporto vaccinale è un diritto per la tutela della salute altrui. Non si tiri fuori la scusa della privacy perché è fuori luogo: io mi porto nel portafoglio le schede vaccinali che ho fatto fin da quando ero bambino e non comprendo quali possano essere le controindicazioni a mostrarle. Chi non vuole presentare un passaporto vaccinale deve fare i tamponi prima e dopo i suoi spostamenti: parliamo della salute delle persone e di una causa, il COVID, che può portare alla loro morte.
    Grazie per avermi dato l’opportunità di dire cosa penso a riguardo.
    Cordialità

  14. 1) sanità centralizzata NOOOOO! perchè se lo diventasse, il livello MEDIO sarebbe ancora peggiore di quelli medi di oggi, per cui la maggioranza delle regioni starebbero peggio. Ma ce la immaginiamo una sanità centrale gestita da Speranziella? O da quei Direttori Generali che si sono dimenticati di aggiornare le procedure per pandemie e poi volevano taroccare le date?
    2) MISURE AD HOC SOLO PER OPERATORI SANITARI CHE RIFIUTANO IL VACCINO, non per gli altri, che hanno diritto di dissentire su trattamenti obbligatori
    3) PASSAPORTO VACCINALE si per certe situazioni, come viaggi, per evitare tamponi e quarantene. Per i periodi intermedi studiare alternative serie.

  15. Grazie Don Chisciotte!
    fa piacere leggere anche articoli, e poter interagire coi commenti.
    venendo alle questioni che sollevate:
    1: sono favorevole a mantenere la competenza sanitaria alle regioni, tuttavia trovo necessario che la funzione di pianificazione generare e di indirizzo dello stato centrale debba essere rinforzata (o quantomeno applicata in base a norme giá esistenti). oltre a questo, lo stato centrale dovrebbe ri-assumere la funzione di controllo cui ha abdicato. idealmente, le regioni dovrebbero applicare su base regionale l’indirizzo generale stabilito a livello centrale. indirizzo e controllo, dovrebbero servire a le disparitá di implmentazione e livello di servizi, non accettabili, che esistono ora.
    2: sono favorevole a misure contro chi decide di non vaccinarsi, in professioni dove c’é necessitá, come quelle sanitarie. senza voler essere punitivi, mi sembra puro buonsenso la necessità (a mio giudizio prioritaria rispetto a preferenze indivduali) di una copertura vaccinale quanto più completa degli operatori sanitari (fatti salvi casi estremi di salute). trovo insopprtabili le scuse dei diritti indivduali usate per macherare irrazionali posizioni no vax.
    3: favorevolissimo al passaporto sanitario da subito, non da data da destinarsi. pur essendo nella fascia d’etá che sará vaccinata per ultima, accetterei che i giá vaccinati potessero recuperare la mobilità anche nei viaggi da subito (leggasi appena l’immunitá viene confermata, esempio x giorni dopo la seconda iniezione). questo renderebbe le misure di lockdown, almeno a mio giudizio, piú sopportabili per chi sta aspettando il proprio turno. trincerarsi dietro un fantomatico egualitarismo e scarsità dei vaccini é ridicolo, e, francamente a questo punto della fallimentare campagna vaccinale, anche offensivo. chiaramente la soluzione dovrebbe essere europea, e non una “certificazione” ma un passaporto. purtroppo l’Europa sta deludendo profondamente (lo dico da expat convinto dell’inevitabilitá storica dell’unione europea). in questo contesto, i non vaccinati dovrebbero mantenere misure di quarantena, distanziamento, protezione ecc. questo salvaguarderebbe la minoraza impossibilitata a vaccinarsi per seri motivi di salute, e costutuirebbe un incentivo contro i no vax. non sei vaccinato? le prime due settimane di ferie allèstero sono in quarantena…

  16. Completamente d’accordo sul passaporto ma soprattutto sul fatto che il Governo deve se non accentrare dare direttive unitarie per evitare che “ridicoli” presidenti di regione facciano politica con gli annunci stile De Luca

  17. Ma in base a cosa lei si definirebbe un liberale?
    Obbligo vaccinale e di passaporto Vaccinale…wow
    Le imposizioni dall’alto ed il liberismo non vanno d’accordo e mai lo faranno.
    Mi pare più un’ode al socialismo, che per carità è anche legittimo ma non si spacci per liberale.

    Per inciso non sono un NoVax anzi sono favorevole in generale, ma fare da CAVIA con questi vaccini anticovid che di fatto sono sperimentali (visto che EMA ha dato alle case farmaceutiche fino a dicembre 2023 per dimostrare che i vaccini non siano nocivi) li lascio a chi, legittimamente e VOLONTARIAMENTE, decide di farlo.

    Liberismo e Socialismo sono 2 cose distinte ed opposte, ogni mix tra le 2 = socialismo.

    1. Sig. Sebastiano Fanini, lei ha perfettamente ragione, i vaccini per ora sono sperimentali, quindi non sicuri a medio e lungo termine, non è una pillola che se da’ effetti collaterali la sospendi, il vaccino ti resta dentro, non lo puoi sospendere. La sua è una considerazione logica, sono d’accordo.

  18. Che strano, mi trovo d’accordo su tutto 1) lo stato non ha mai dichiarato lo stato di pandemia, … quindi tutti prodomi del disastro 2) visto che il datore di lavoro, come dice un soviet sopra, è responsabile sempre, allora o si vaccina il lavoratore o vai altrove dove ti accettano come non vaccinato. Licenziamento per giusta causa. 3) sì, al passaporto, perché la libertà di non vaccinarsi produce morti che la classe politica scarica su di me mettendomi in lockdown mentre a quello non frega nulla perché evidentemente è pagato e protetto dalle categorie sindacali. Sì al passaporto.

  19. 1) La responsabilità politica di chi spende malamente i soldi ha un senso in un sistema politico maggioritario con due partiti sempre uguali che si contrappongono con politici diversi. Non in Italia dove ad ogni elezione gli stessi politici si presentano con partiti e movimenti diversi e la responsabilità è sempre di quell’altro partito che ora non esiste più.
    2) Se i vaccini funzionano adottare misure ad hoc per i non vaccinati non ha nessun senso in quanto sarebbero soltanto loro in pericolo senza mettere a rischio quelli che si sono vaccinati. Se il non vaccinato ha la colpa di rischiare di ammalarsi e occupare così un posto in ospedale, allora aboliamo gli sport estremi perchè chi si fa male deve ricorrere al pronto soccorso, aboliamo il fumo che chi si ammala di cancro deve curarsi, chiudiamo le pasticcerie che i golosi come me rischiano di prendere il diabete.
    3) Abilitazioni suppletive per chi è vaccinato hanno senso se tutti hanno uguali possibilità di vaccinarsi rapidamente e gratuitamente. Se i vaccini sono in ritardo o peggio diventano a pagamento si creerebbero discriminazioni inaccettabili

  20. In questo intervento mi limito a rispondere alla domanda n. 1
    Concordo in pieno sull’analisi di Don Chisciotte riguardo la gestione centralizzata della pandemia: la scelta di non avvalersi dell’art. 120 della Costituzione da parte del governo Conte2 è stato un atto di deliberata deresponsabilizzazione e insipienza che merita da solo una punizione elettorale esemplare quando sarà tempo. Sul merito della centralizzazione o meno : è un tema che deve partire dalla constatazione che la devoluzione sanitaria è usata come leva di esercizio del potere da parte delle giunte regionali.
    a. destinare più soldi alla sanità pubblica. Come ? Chiedendo il MES sanitario ? no, facendo un gesto “da liberali”. Farla finita con la sanità privata in convenzione. Un imprenditore che vuole affiancarsi al SSN si accredita come oggi, ma si scordi di ricevere soldi dallo stato: farà pagare prestazioni a prezzi di mercato. E vinca il migliore, e magari si seleziona il miglior rapporto qualità-prezzo della prestazione. Credo che in questo modo la massa di soldi disponibili per investimenti nella sanità territoriale e nel personale sanitario porterebbe frutti, senza spese aggiuntive. Se a seguito di ciò si verificasse la fuga dei migliori medici dal pubblico verso il privato, sarà il giusto stimolo per pagare meglio le competenze e selezionarle con criteri meritocratici.
    b. più trasparente metodo di selezione della classe dirigente delle asl, attingendo a ciò che realmente il mercato può offrire anche a livello internazionale, con gare pubbliche o utilizzo di head hunter : ho letto il testo del d.lgs. n 171/2016 che lo regola e domando : questo albo nazionale dei direttori generali cui attingere funziona? a leggere l’art. 1, comma 4 punto b) mi sa di no, troppo autoreferenziale; leggo inoltre che è sempre il presidente di regione che nomina il direttore dell’asl. Non va bene. La selezione e la nomina deve arrivare esclusivamente dal Ministero.

    Grazie per l’attenzione e complimenti al gruppo “don chisciotte”

  21. 1) Inutile ed improvvido ritornare al controllo statale centrale, peraltro già mostratosi scarsamente efficace e produttivo (vigevano comunque difformità e disparità fra le varie regioni e sprechi diffusi). Occorre sicuramente aumentare i controlli, da parte di Agenzia esterna al S.S.N. e regionale, e riformare il quadro legislativo, normativo ed organizzativo di riferimento. Inoltre applicare all’ occorrenza quanto già previsto Costituzionalmente e rifacendosi anche ai golden standard basati sulle evidenze scientifiche od operative attuate con successo in altri paesi.
    2) Nessuna persona sagace, liberale, o di semplice buonsenso, potrebbe essere contraria a provvedimenti del caso. Ai finti liberali bensì onanisti dell’ ego va ricordato che Costituzione e leggi statali già prevedono anche il Trattamento Sanitario Obbligatorio per malattie infettive, diffusive, epidemiche, infatti “Alcune condizioni consentono una prestazione medica senza il consenso del paziente, quali:
    le malattie infettive e diffusive, a norma dei provvedimenti di carattere nazionale e internazionale, per le quali esista l’obbligo di notifica,di visite mediche preventive, di vaccinazioni a scopo profilattico, di cura attuata mediante l’isolamento domiciliare, di ricovero in reparti ospedalieri, nonché l’applicazione delle misure previste per le malattie infettive quarantenarie e gli interventi contro le epidemie e le epizoozie”; l’obbligatorietà di sottoporsi a determinati trattamenti terapeutici è determinata da esigenze sociali che fanno appello al dovere di solidarietà di ogni cittadino per la salvaguardia di interessi comuni di fronte a determinate contingenze che minacciano la sicurezza collettiva, o abbiano lo scopo di ripristinare in tutto o in parte l’efficienza produttiva. In effetti I trattamenti sanitari obbligatori previsti per legge sono anche quelli relativi a: vaccinazioni obbligatorie (antipoliomielite, antidifterite, antitetano, antitifo-paratifo, antitubercolosi, antiepatite;
    isolamento per malattie infettive;
    trattamento delle malattie veneree in fase contagiosa. Tanto più può prevedersi l’ obbligo vaccinale nell’ attuale frangente, almeno a carico del personale sanitario e consimili equiparabili. O comunque provvedimenti seri o drastici a carico dei renitenti al vaccino, tra cui da ritenersi in particolar modo indegni quelli fra medici, infermieri, operatori sociosanitari et similia, che andrebbero perseguiti dagli stessi ordini professionali, se non fossero spesso solo organismi corporativo, sovente al pari dei sindacati.
    Basta coi falsi liberali (quelli veri essendo già specie minoritaria da salvaguardare) di convenienza egoistica ed asociale.
    3) Nulla osta ad un passaporto vaccinale pro tempore, su base nazionale od europea, che non comporti aprioristica esclusione dei non vaccinati non per loro contrarietà ma solo perché appartenenti agli ancora esclusi; questi possono viaggiare od altro previo tamponi e controlli del caso.
    Congratulazioni per l’iniziativa e per la donchisciottesca pervicacia nel diffondere le vostre idee, opinioni, informazioni.

  22. Condivido i punti critici di un ritorno alla centralizzazione della sanità ma sono convinto che non è gestibile una sanità nazionale da 21 soggetti diversi, le regioni. Sono troppe per un paese con meno di 60 milioni di abitanti, le regioni servono ai politici per avere più poltrone e possibilità di arricchimento personale, sono forse il principale centro di corruzione nel paese. Se proprio non ne possiamo fare a meno che si riducano a meno della metà. Non dimentichiamo che fino al 1963 c’era la regione Abruzzo e Molise poi divisa soltanto per dare più poltrone. E poi basta con le regioni a statuto speciale, hanno dimostrato di essere le peggiori.

    Concordo con le misure adottate per chi non vuole vaccinarsi in determinati lavori e sul passaporto vaccinale, può essere una soluzione soprattutto per il turismo.

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