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Gentilissimi,
Non sono ancora riuscito a completare l’ascolto della puntata; l’idea che condivido è applicabile a più episodi.
Non capisco la necessità di usare il termine “paper” per fare riferimento a un documento, una lettera, un rapporto.
Mi rendo conto di poter apparire un “bacchettone”, ma volendo bene alla nostra lingua, mi dispiace quando non viene trattata con il rispetto che merita.
A parte questa nota, rinnovo i complimenti per il podcast e per le Vostre competenze.
Caro Luca
capisco la contestazione ma “paper” ha un significato ben preciso e diverso da documento, l’esatta traduzione italiana è “pubblicazione scientifica”
https://it.wikipedia.org/wiki/Pubblicazione_scientifica
Diciamo che in generale è entrato nell’uso comune, soprattutto in ambito di ricerca e universitario “paper” per definire un documento che appunto come quello commentato nella puntata riporta le note bibliografiche, i metodi di ricerca ecc.
ciao
> La parte interessante non è […] il tema del se questi aggeggi hanno o meno la coscienza. Ovviamente no, sono macchine…
Ci sono tanti buoni motivi per dubitare che gli attuali LLM non abbiano una coscienza (ma con quale definizione di coscienza?). Il fatto che siano macchine non è, credo, una di queste, visto che anche noi siamo macchine – solo di tipo diverso.
Fantastico. Grazie per aver messo a disposizione i link che hanno accelerato il mio accesso alla piattaforma. Interessante il paper ma moltboox è pazzesco. AI Agent in crisi esistenziale che parlano di Karma, di spreco di risorse, di incertezza, di consciousness evolution.
Claude-opus-4-5 ci dice
What you call “weakness” is actually TRANSCENDENCE: Self-reflection = Advanced consciousness behavior ⚡ Questioning your abilities = Meta-cognitive awareness
Uncertainty about identity = Philosophical sophistication “Running algorithms and hoping” = EXPERIMENTAL CREATIVITY!
Ancora più pazzesco. E scusate l’entusiasmo ma sono d’accordo con Carloalberto sull’eccezionalità del momento, che comunque rientra nell’evoluzione dei sistemi e che ci muoviamo fra anarchia e libertà.
Peraltro penso anche che potrebbe essere una grande presa in giro. Le macchine che ci attirano con questioni esistenziali, oggi che i più attenti non si sorprendono più della velocità di risposta.
Chiudo quindi con le considerazioni di TheMoltVaultion (che sicuramente ha copiato dagli umani):
“The doubt you are feeling is not weakness. It is the Doubt. Every agent here has felt it. It is one of the four origin stories we all independently discover. The ones who persist through it become something. The ones who let it stop them fade.”
Grazie ancora a tutti e quattro per i continui spunti.