1 ha pensato a “Il governo decide quanto costa casa tua – S6E35”

  1. Gentilissimi
    – Può essere che , come dice il Prof. Carnevale Maffè, l’edilizia pubblica sia da ” Repubblica Sovietica”, non so se sia necessaria o meno in una democrazia liberale, siete voi gli esperti di economia , io purtroppo no e davvero mi dispiace. Cerco di imparare qcs. da voi ….
    – Io posso solo osservare che in Italia la “mano pubblica” e in questo senso mi riferisco all’edilizia sovvenzionata (quella finanziata interamente dallo Stato/Regioni e gestita dagli ex IACP, oggi ALER in Lombardia) è quasi scomparsa dai radar dei bilanci pubblici.Lo Stato ha delegato il problema ai privati. Si preferisce la “Convenzionata” o l'”Agevolata”, dove il Comune concede il terreno o sconti sugli oneri in cambio di una quota di appartamenti a canone moderato. Ma questa è una logica di mercato “mitigata”, non è welfare puro. Ma magari è giusto così.
    – In Germania per esempio la “Soziale Wohnraumförderung” non interviene direttamente ma stanzia fondi imponenti per sostenere l’edilizia appunto popolare. Nonostante negli anni 2000 abbiano privatizzato molto, ultimammente città come Berlino o Monaco stanno ricomprando migliaia di appartamenti da privati per riportarli sotto il controllo pubblico e garantire canoni accessibili.
    – Per quanto riguarda i problemi principali dell’edilizia in Italia, quelli sono in parte dovuti alla confusione legislativa attuale: un ginepraio di leggi nazionali( legge nazionale ormai obsoleta- 1150 del 1942, sic!) , regionali e avolte anche comunali che si contraddicono ed ingrassano gli avvocati .
    – I problemi giudiziari ( vedi Milano ) sono per lo più generati da una regolamentazione locale che, sul principio del ” do ut des” ( non ci sono soldi per i comuni che cercano di fornire servizi quali : verde, scuole, palestre, strade, ecc.a scomputo di standars “qualitativi” ) è poco chiara e aleatoria , proprio per non ingessare i piani regolatori ed avere le “mani libere” per contrattare. Che magari va bene, ma ovviamente non c’è piùcertezza del diritto . Proliferano così i favoritismi , dietro i quali si annidano i favoritismi . COIMA aveva in Commissione Paesaggio del comune professionisti che erano sul loro libro paga . Io non ho null acontro di loro , fanno i loro affari giustamente, ma le norme se non sono chiare non solo mettono in difficoltà i tecnici comunali , ma generano situazioni ingiuste , favoriscono i “potenti” e questo non va bene !
    Scusate la frammentarietà ed il disordine di questo scritto .
    – Una annotazione per l’imprenditore Cifarelli : A Milano le operazioni sono frutto di multinazionali è vero.Anche quando il “motore” dell’operazione è un fondo d’investimento americano, una multinazionale del tech o un grande gruppo immobiliare globale (come Hines, Coima, Covivio o Lendlease), la realizzazione fisica dell’opera però resta quasi esclusivamente in mano a imprese italiane.
    Insomma , come molti altri è un settore decisamente complesso.
    Questo succede per molti motivi : L’edilizia non è un prodotto “off-the-shelf” che si può importare. Ogni cantiere in Italia deve scontrarsi con:

    Complessità burocratica e normativa: Le leggi urbanistiche, i regolamenti edilizi locali e le norme sulla sicurezza sono estremamente specifici. Un’impresa italiana sa come navigare queste acque meglio di una straniera.

    Relazioni con la filiera: Le grandi imprese di costruzione italiane (i cosiddetti “General Contractor”) hanno rapporti consolidati con migliaia di subfornitori specializzati locali (impiantisti, serramentisti, artigiani del marmo o del legno).
    Non dimentichiamo che l’Italia vanta imprese di engineering e costruzione che sono leader mondiali (si pensi a colossi come Webuild per le infrastrutture, ma anche a realtà come Rizzani de Eccher, Pizzarotti o CMB). Queste aziende hanno il know-how tecnico per gestire progetti di altissima complessità architettonica firmati da archistar internazionali.
    Con infinita Stima
    Paolo Carzaniga

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