19 pensieri su “Referendum – S6E21”

  1. Cari Oscar, Carlo Alberto, Renato e Clara.
    Sono un vostro assiduo ascoltatore dai tempi della radio.
    So che allungo il commento ma ci tengo a dire che vi ascolto con estremo interesse dai tempi della radio, ho sostenuto FFD e apprezzo estremamente il vostro approccio logico e data-driven che è completamente assente nel dibattito pubblico.

    Ho due commenti, il primo è che si è sentita la mancanza di un ospite che fosse a suo agio nel sostegno delle ragioni del no. Clara ha fatto un lavoro egregio nel riassumerle, ma il podcast avrebbe beneficiato di un punto di vista capace di spiegare le ragioni del no sia in termini di principio ma anche nel merito.

    Il secondo commento è diretto specificamente a Carlo Alberto che è sempre molto rigoroso. Ho trovato la connessione tra separazione delle carriere e miglioramento dell’efficienza piuttosto superficiale. Seppur sia incontestabile che altri paesi con carriere separate abbiano anche sistemi più efficienti, il contributo causale è tutto da quantificare. Altri fattori come digitalizzazione, procedure più snelle ecc devono necessariamente essere considerati. Anche perché, come avete ricordato inizialmente (e poi accantonato), in Italia le carriere sono separate di fatto, anche se non formalmente. Il discorso della specializzazione dei ruoli regge fino ad un certo punto, perchè non credo che allo stato attuale un PM sprechi il suo tempo per “imparare” a fare il giudice in previsione di un ipotetico cambio di carriera. Discorso diverso è quello sulla fiducia generata in chi vorrebbe investire in Italia. In questo caso sono d’accordo che una separazione a priori sarebbe rassicurante. Però sarebbero molto più rassicuranti altre riforme più incisive sulla riduzione dei tempi dei processi o sulla certezza della pena.

    Con questo vi abbraccio e vi do appuntamento al prossimo episodio che sarà il 22°.

  2. Cari ‘compari’ anch’io come Filippo vi seguo dai tempi di Radio24 e ho sempre apprezzato la lucidità e l’acutezza con cui affrontate le questioni economiche e politiche nostrane e non. Purtroppo anch’io sono rimasto molto perplesso a seguito della puntata sul referendum. Carlo Alberto ha passato decine di minuti a snocciolare (incontestabili!) numeri e costi dell’inefficienza della nostra giustizia (accusando, con fervore, chi voterebbe NO di omettere tali dati oggettivi) addossando tale inefficienza al fatto che la magistratura non ha una specializzazione in quanto PM e giudici possono scambiarsi i ruoli. Se invece non si scambiassero i ruoli sarebbero molto più efficienti e la giustizia funzionerebbe. Il ragionamento reggerebbe (forse ) se il dato oggettivo e storico di questo traslazione fosse rilevante ma purtroppo questo dato (da voi omesso aimè! Colpevolmente direi… ) è del tutto irrilevante (inferiore all’1%!) . Quindi non si capisce proprio come una separazione delle carriere definita costituzionalmente possa rendere più efficiente la magistratura quando la separazione è già un fatto. Non mi è piaciuto proprio questo approccio soprattutto strillando che chi sostiene il NO abbia omesso di citare dei dati oggettivi. Per rendere più efficiente il ns sistema giudiziario riformandolo in modo serio e profondo servirebbe ben altro come scritto anche da Filippo….
    Anche le argomentazioni di Oscar non mi hanno convinto: citando i costi degli errori giudiziari, lo scarso numero delle infrazioni disciplinari elevate dal CSM, e sottendendo che questa riforma potrebbe portare a un maggiore controllo sull’operato dei magistrati entrando nel merito dei singoli processi. Per come la vedo io e per quanto ho ascoltato documentandomi nelle ultime settimane (non sono un giurista) il CSM (riformato o no – cambia poco) e anche questa Alta Corte non avranno la possibilità ne (oggettivamente) i tempi per entrare nello specifico tecnico dei singoli procedimenti (faldoni e faldoni di documenti) per poter quindi valutare ed eventualmente sanzionare i giudici o i PM nei singoli procedimenti. Si tratta di provvedimenti disciplinari che in genere esulano dagli atti processuali. Questo è ben noto eppure nella trattazione che avete fatto sembrava che grazie alla riforma in oggetto gli errori potessero (magicamente) diminuire. No non mi avete convinto e non avete fatto una puntata equilibrata e oggettiva come al solito. E mi dispiace perché da anni vi riconosco onestà intellettuale e oggettività che non trovo quasi da nessuna parte….

  3. Gent.mi, sono un vostro assiduo ascoltatore dai tempi della radio. Questa puntata dedicata al referendum è francamente sconfortante e sconcertante per queste ragioni : 1) gli argomenti a sostegno della separazione delle carriere e della conseguente efficienza non trovano riscontro nella realtà attuale dove come noto la percentuale di magistrati che decidono di passare dalla funzione di Pubblico Ministero (requirente) a quella di giudice (giudicante) o viceversa è molto bassa, attestandosi solitamente tra lo 0,5% e l’1,2% circa annuo sul totale dei magistrati in servizio. Su queste basi nei fatti esiste la specializzazione di cui avete argomentato nella puntata e di conseguenza il raggiungimento di quella efficienza cosi tanto argomentata. 2) per quale ragione l’introduzione di nuovi organi quali CSM giudicante, CSM requirente e Alta Corte dovrebbero portare ad un miglioramento del sistema giudiziario senza alcun cenno ai costi di queste 3 strutture quando oggi abbiamo una sola struttura il CSM. 3) nessun cenno al fatto che la riforma costituzionale definisce soprattutto dei principi, ma molti aspetti operativi dipenderanno dalle future leggi ordinarie di attuazione. Per questo motivo, valutare la riforma significa interrogarsi non solo sul disegno complessivo che propone, ma anche sugli effetti che potrà produrre una volta tradotta in norme ordinarie. È su questo terreno che si misurerà, in concreto, il bilanciamento tra autonomia della magistratura, garanzie di terzietà e funzionamento efficace della giustizia. Di questi temi vi siete ben guardati dal discuterli e proporli a chi vi ascolta. Sono sorpreso e deluso da contenuti e modalità usati per presentare questo tema molto delicato e complesso per molti cittadini tra cui anche il sottoscritto.

  4. Mi associo alle precedenti osservazioni, davvero non sono riuscito a comprendere come la separazione delle carriere (che di fatto esiste già!) possa aumentare l’efficienza dei processi e la certezza del diritto. Anche il punto sulla responsabilità dei magistrati che sbagliano (fattore che ha toccato da vicino la mia famiglia) mi sembra un punto debole se non si interviene con nuove normative sanzionatorie e si lascia sostanzialmente inalterata la composizione dell’organo giudicante cambiandone però il nome in Alta Corte di Giustizia. In sostanza mi chiedo: cosa cambierà nella pratica? Temo quasi nulla, i tempi dei processi resteranno gli stessi, e i magistrati che sbagliano non pagheranno per i loro errori… Forse voterò si, ma mi sembra una colossale occasione sprecata per una vera riforma utile al paese. PS: le opinioni espresse in maniera così tranchant e a tratti quasi offensiva per chi ha una opinione diversa dalla sua (e mi riferisco a Carlo Alberto) non sono efficaci nel far cambiare opinione e non contribuiscono ad un dibattito costruttivo.

  5. Come vostro convinto ascoltatore, sono rimasto molto deluso da come è stato impostato e svolto (l’importante?) argomento sul quale siamo chiamati ad esprimerci
    – Carlo Alberto ha snocciolato una serie di dati inoppugnabili ma poi ha attribuito l’inefficienza della nostra magistratura rispetto ad altre nazioni (vera) unicamente al fatto che in esse vige la separazione delle carriere e dai noi no. E questo è un saldo mortale triplo carpiato perché di fatto la separazione c’è anche da noi (circa l’1% l’anno cambia ramo e non lo potrà fare più, grazie alla legge Cantabria) ed inoltre non ha tirato fuori una sola parola (anzi, un dato, come piace a lui) circa la carenza di organici e di fondi come causa predominante dell’inefficienza della giustizia italiana, non ha fatto nessun comparazione con altri paesi sul numero di atti per magistrato ecc. Se non è stato un intervento ideologico il suo..
    – Renato ha in realtà accennato al fatto che sorteggiare tra qualche decina di nomi per la parte laica (dove la short list la decidono i politici) e 7000 giudici e 2000 PM non è proprio equilibrato, ma poi non ne ha tratto nessuna conclusione..
    – Oscar su questo ha detto di confidare sulle leggi ordinarie di attuazione, ma io su questo esprimo un forte pessimismo perché se delle short list ottenute per votazione (che significa rappresentatività e interesse ad operare nel/nei CSM e Corte) fossero state nell’intento del Governo, le avrebbero sicuramente messe negli enunciati della legge. E se non accadrà, il sorteggio dei magistrati sarà un salto nel buio dalle conseguenze imprevedibili..
    In sostanza, non mi siete proprio piaciuti.. E’ la prima volta e mi dispiace.

  6. bellissimo commento di Paolo Bagnoli che condivido appieno anche per i complimenti e i saluti di buon lavoro

  7. Anch’io sono rimasto molto deluso. Mi aspettavo almeno un vero contradditorio ed un minimo di rispetto anche delle opinioni a voi contrarie.
    Mi ha colpito (negativamente) il passaggio sull’asserita inesistenza di preoccupazioni sulle leggi (ordinarie) attuative del tipo: “se non ci fosse rispetto per le minoranze, il Presidente non le firmerebbe”. Magari QUESTO Presidente… la Costituzione è fatta per rimanere e le garanzie si fanno e mantengono per il futuro, non per il presente. Se gli attuali riformatori avessero voluto davvero garantire equità nella formazione delle liste da cui sorteggiare i “laici”, avrebbero potuto e dovuto precisare in riforma numero minimo, quorum necessari ecc, ma NON l’hanno fatto. Ipotizziamo uno scenario negativo (le garanzie si testano così). I futuri CSM non si rivelano allineati ad un governo (magari espresso da una maggioranza così forte da poter esprimere anche un Presidente non particolarmente smart). Il governo potrebbe benissimo dichiarare di voler “equilibrare” operando con legge (ordinaria) di attuazione (o modifica della previgente legge attuativa) per “truccare” la lista dei laici da cui sorteggiare (per esempio facendola promulgare a maggioranza semplice, senza quote di minoranza e di numero poco superiore al numero di membri da eleggere). Spero in futuro di trovarvi più obiettivi e rispettosi del pluralismo.

  8. nessuno nega l’inefficienza del sistema giudiziario, perché i dati sono incontrovertibili. ciò che è molto opinabile è che questa riforma aiuti a risolvere il problema: i passaggi da carriera requirente a giudicante e viceversa sono in numero trascurabile, per cui una migliore specializzazione sarebbe già oggi possibile nell’una e nell’altra carriera. se ciò non accade, evidentemente bisogna intervenire non sulla costituzione ma sul funzionamento della formazione dei magistrati: ci vogliono danari e intelligenze, ma temo che in entrambi questi rami siamo molto deficitari.

  9. Mi associo ai commenti precedenti. Vi seguo da Radio24 e mi trovo sempre concorde con le vostre argomentazioni. Questa volta no. La separazione delle carriere esiste di fatto. Non mi sembra di intravvedere un miglioramento della giustizia, ma un assoggettamento di fatto al potere politico. Concordo anche sul fatto che Carlo Alberto sia stato quasi offensivo. Insomma anche a me non siete piaciuti per niente. A parte Chiara che supporto appieno nelle sue riflessioni e che è stata lasciata un po’ sola. Qualche volta la pancia vale più dei numeri.

  10. Io vi ascolto da poco, sul referedum mi sono informata tantissimo anche prima.
    Devo dire che avevo una idea e quella è rimasta anche dopo le tantissime informazioni sia equilibratissime sia non equilibrate.
    Dico una cosa che non piacerà a molti, io credo che ognuno di noi voglia sentirsi confermato da chi ascoltiamo o leggiamo e gli chiediamo di parlarci di cose di ogni genere.
    Non posso dire a qualcuno che mi ha deluso perché non è abbastanza aderente al mio pensiero o perché non mi ha convinto del contrario che pensavo avrebbe potuto convincermi.
    Ascoltiamo e leggiamo qualcuno per il piacere di sapere le cose anche in un certo modo da certe persone. Altrimenti basterebbe il video esplicativo asettico del cosa si vota.
    Bravi e grazie per dedicare tempo a intrattenersi con le vostre idee e chi vuole ascolta chi non vuole no, ma dare giudizi di delusione mi pare troppo.

    1. Non è questione di aderire al mio pensiero: non mi sogno di chiederlo o pretenderlo. Avrei solo preferito un po’ meno spocchia.

  11. Io vi ascolto da poco, sul referedum mi sono informata tantissimo anche prima.
    Devo dire che avevo una idea e quella è rimasta anche dopo le tantissime informazioni sia equilibratissime sia non equilibrate.
    Dico una cosa che non piacerà a molti, io credo che ognuno di noi voglia sentirsi confermato da chi ascoltiamo o leggiamo e gli chiediamo di parlarci di cose di ogni genere.
    Non posso dire a qualcuno che mi ha deluso perché non è abbastanza aderente al mio pensiero o perché non mi ha convinto del contrario che pensavo avrebbe potuto convincermi.
    Ascoltiamo e leggiamo qualcuno per il piacere di sapere le cose anche in un certo modo da certe persone. Altrimenti basterebbe il video esplicativo asettico del cosa si vota.
    Bravi e grazie per dedicare tempo a intrattenersi con le vostre idee e chi vuole ascolta chi non vuole no, ma dare giudizi di delusione mi pare troppo.

  12. buongiorno compari,
    mi associo ai commenti degli altri amici ascoltatori. Non sono riuscito a sentire la fine di questa puntata perchè, per la prima volta in tutti questi anni di ascolto, l’ho trovata faziosa, non equilibrata e poco puntuale. Vado in ordine sparso:
    – Oscar ha ammesso che questa riforma ha un vulnus, un passaggio non chiaro in cui si firma una sorta di “cambiale in bianco” verso questo ministero. Dovrebbe bastare questo per dire che non se ne fa di niente: una riforma costituzionale va approvata se è corretta nella sua interezza, vista la delicatezza e la difficoltà e la profondità dell’intervento. Invece, non si sa come vai, secondo voi va bene anche così.
    – anche ammesso e non concesso che la l’obiettivo ultimo della magistratura sia essere efficiente (io preferirei che fosse meno efficiente, ma più giusta e sicura), non si capisce in alcun modo come i numeri che Carlo Alberto più volte solo ha annunciato possano in qualche modo migliorare l’efficienza della magistratura stessa. Non ci è stato detto come l’introduzione di 2 CSM possa migliorare il funzionamento, anche perchè, probabilmente, sono solo costi e balzelli in più.
    – ho trovato davvero stucchevole come Carlo Alberto, che era in trasmissione a fare PROPAGANDA, abbia più volte redarguito gli ascoltatori che votano “no”, quasi trattandoli come stupidotti che devono assumersi le proprie responsabilità. Sarebbe stato utile, invece che additare coloro che non vogliono QUESTA riforma della magistratura, portare sul piatto numeri e idee puntuali (cosa non fatta) e riconoscere che è stato proprio il governo a MENTIRE continuamente sulle finalità e sui riflessi di questa riforma. Se una riforma costituzionale viene fatta in autonomia dal governo e dalla sua maggioranza, prendendo a calci l’opposizione e poi mentendo spudoratamente sull’esito (Garlasco, la famiglia nel bosco, i clandestini, ecc), come ci si può meravigliare se gli oppositori non parlano di numeri?
    – sempre l’indomito Carlo Alberto ha citato, e basterebbe questa per chiedere il bandone, la giustizia di ISRAELE come esempio! Uno stato che incarcera BAMBINI e CIVILI senza processo e senza motivo, torturandoli con regimi carcerari inumani (è questo E’ FATTUALE, come dice lui!) viene preso ad esempio per sostenere questa riforma: a confronto gli autogol di Nordio sono acqua limpida.
    – trovo ridicolo, fazioso e strumentale sostenere che, visto che la sinistra ha per molto tempo sostenuto la separazione delle carriere, manca di coerenza se vota no. Una riforma si fa in mille modi e questa, anche se verosimilmente non mina l’indipendenza della magistratura, è sicuramente scritta male per molti aspetti, a partire da quello evidenziato da Oscar.
    – visto la propaganda portata avanti da Carlo Alberto, sarebbe stato opportuno un controaltare serio per chi sostiene il “no”: Clara è stata molto brava, come spesso accade, ma non è una sostenitrice del “no”. Non è un tema di par condicio, quanto proprio di capacità di ribattere punto punto alle parole in libertà che Carlo Alberto ha sciorinato;
    – ultimo: anche ammesso che questa riforma porti QUALCHE vantaggio (non di sicuro quelli sviolinati da Governo e da Carlo Alberto), ci sono infiniti modi per separare le carriere e riformare la magistratura portando vantaggi uguali o migliori. Non si capisce, pertanto, per quale motivo bisogna per forza mangiare questa minestra e non provare a cucinare qualcosa di più buono.
    Con immutata stima
    Matteo

  13. Gentile Oscar Giannino e gentili donchisciotteschi, sono un vostro affezionato ascoltatore dai tempi della Versione di Oscar, dei conti della belva e così via. Mi sono sempre riconosciuto nelle vostre posizioni in materia politica ed economica, ma succede che ciò non avvenga quando nei vostri podcast si affronta il tema della giustizia. Era già successo qualche mese fa quando affrontaste il tema delle indagini e del funzionamento della polizia giudiziaria, ma un po’ per pigrizia un po’ per altri impegni non vi scrissi. Lo faccio ora, a urne ancora aperte, dopo aver ascoltato la puntata sul referendum, non prima di avervi confessato un mio ingombrante conflitto di interessi.
    Sono un magistrato dal 1991 e da allora ho sempre svolto funzioni di pubblico ministero, e le svolgerò nei sette anni che mancano alla pensione, se il cielo vorrà darmene la possibilità. Non è tutto, sono anche iscritto dalla fondazione ad una corrente e, peggio mi sento, alla temibile corrente di sinistra di AreaDG. Non so se ho svolto bene o male le mie funzioni, ma certo non sono mai stato un sostenitore o un apologeta dei miei colleghi mediaticamente più esposti: per intenderci, ho sempre trovato inquietanti certe conferenze stampa calabresi (e l’ho scritto) o certi miti poi squagliatisi come neve al sole e sfociati in penose candidature alla presidenza del consiglio.
    Per altro verso sono sempre stato interessato ai problemi organizzativi e tecnologici della giurisdizione: ho fatto parte per quattro anni della Struttura Tecnica per l’Organizzazione presso il CSM e per due anni ne sono stato il coordinatore, e faccio parte attualmente del gruppo di analisi sul Processo Penale Telematico istituito di concerto tra CSM e Ministero di Giustizia. Non mi sfugge quindi che la sfida dell’efficienza della giustizia passa per l’innovazione del nostro modo di lavorare, in una profonda modifica della nostra mentalità ed infine nel coraggio di abbandonare non poche pigre abitudini di tutta la magistratura.
    Dimenticavo: sono anche stato non solo incolpato disciplinarmente ma anche imputato (vicende conclusesi in modo per me positivo) e dunque so per esperienza cosa significa trovarsi dall’altra parte della barricata.

    Detto questo, mi dispiace avere colto, nella recente puntata dedicata al referendum una serie di imprecisioni che non fanno onore alla vostra consueta competenza.
    Mi permetto innanzitutto di osservare che mettere a confronto 8000 risarcimenti per ingiusta detenzione con un solo trasferimento disciplinare significa paragonare due fenomeni che nulla hanno in comune. Come ripetutamente si è detto (da ultimo per esempio il prof. Coppi) il sistema giudiziario prevede tre gradi di giudizio proprio perché l’errore è insito nella natura dell’attività giudiziaria, che consiste, fondamentalmente, in un giudizio la cui correttezza non è giudicabile secondo criteri scientifici. La riforma in secondo grado non importa cioè l’errore del giudice che ha pronunciato la sentenza di primo grado; né l’assoluzione implica necessariamente l’errore del PM che ha esercitato l’azione penale, o del GIP che ha disposto il rinvio a giudizio. La responsabilità disciplinare, in sostanza, è un’altra cosa.
    Per non sembrarvi arroccato in una difesa corporativa, completo il ragionamento ammettendo, come ho già scritto in passato, che semmai l’esito dei procedimenti va, in una prospettiva di riforma, valutato su base statistica; il che vuol dire, a grandi linee, che tra un pubblico ministero i cui procedimenti vedono il 60% di assoluzioni e uno che ne veda il 30%, è ragionevole ritenere che il secondo possieda una maggiore professionalità, e lo stesso si potrebbe dire per i giudici con riferimento al tasso di riforme in grado successivo. Penso che questa sia la sfida che attende la magistratura nell’immediato futuro: partecipo ad un progetto del Ministero che permette un monitoraggio estremamente specifico degli esiti dei processi, cosa sinora impossibile, e, sia detto per inciso, i primi risultati permettono di accertare che la media delle assoluzioni in primo grado è ben inferiore a quel dato del 50% che viene pigramente sbandierato. Per concludere su questo: penso che molte delle criticità anche del funzionamento correntizio del CSM derivino dalla mancanza di dati attendibili non tanto e non solo sulla produttività dei magistrati, ma soprattutto sull’esito dei procedimenti da loro trattati. Per sintetizzare, il problema non è il disciplinare, ma semmai i dati sulla base dei quali il CSM esprime i suoi giudizi di professionalità

    Nel prosieguo Oscar Giannino ha osservato che la modifica della costituzione oggi sottoposta a referendum non modifica le garanzie di indipendenza e autonomia della magistratura di cui agli articoli 104, 107 e 112, che sarebbero così salve, mentre l’opinare il contrario significherebbe compiere un ingiustificato processo alle intenzioni. Mi limiterò ad osservare che l’effettività dei principi costituzionali viene assicurata dai meccanismi concretamente adottati e dalle leggi attuative, che allo stato sono ignote e rimesse al legislatore ordinario; non a caso princìpi analoghi ai nostri sono solennemente sanciti nelle costituzioni cinese, russa, iraniana e addirittura della corea del nord. Il che non significa paragonare il nostro a quei sistemi, ma solo rilevare che il concreto funzionamento del nuovo ordinamento della magistratura è, in concreto, sostanzialmente sconosciuto, per esempio per quel che riguarda le modalità del sorteggio o la legittimazione passiva ad essere eletto membro dei nuovi CSM e dell’Alta Corte di Giustizia.
    Mi permetterete poi, cari donchisciotteschi, di lamentare come un intento punitivo nei confronti della magistratura ordinaria, pur con tutti i suoi difetti, trapeli proprio nello spostamento del potere disciplinare dal CSM all’Alta Corte, spostamento che innanzitutto non riguarda le altre magistrature (amministrativa, tributaria, contabile e militare, quest’ultima non interessata nemmeno dalla separazione delle carriere), ma che è un unicum per tutte le categorie sottoposte a giurisdizione disciplinare. Perché solo i magistrati ordinari vengono privati del diritto di eleggere i componenti del collegio che ne giudica la responsabilità disciplinare, diritto riconosciuto a tutti gli ordini professionali, dai medici agli avvocati, agli ingegneri e così via? Si dirà che la giurisdizione disciplinare dei magistrati è stata finora inefficace, pur se le statistiche ne testimoniano comunque una severità superiore a quella delle altre giurisdizioni disciplinari europee; se invece l’intenzione fosse quella di affrontare l’eterno problema delle corporazioni professionali italiane, intento che mi sembra comunque azzardato attribuire a questo governo, non si vede perché iniziare proprio dai magistrati.

    Non voglio importunarvi molto oltre, se non per segnalarvi a volo d’uccello altre imprecisioni che ho ascoltato nella trasmissione.
    Faccio questo mestiere da 34 anni e non è vero che “i poteri del PM sono aumentati”, semmai tutta la legislazione è, giustamente, andata nel senso di una più stringente sottoposizione dei suoi poteri al controllo del giudice. In particolare, se l’affermazione, come sembra di comprendere, si riferisce in particolare ai numerosi provvedimenti in materia di misure di prevenzione che incidono su realtà aziendali ed imprenditoriali, questi non sono “assunti inaudita altera parte” ma adottati dal giudice, nella specie addirittura collegiale. Il problema da voi segnalato, della natura devastante del controllo giudiziario delle imprese, è un problema effettivo, del quale la magistratura più avveduta è consapevole, ma nulla ha a che fare con l’oggetto della riforma costituzionale, che, spero ne conveniate, nulla ha a che vedere con l’efficienza della giustizia.
    A questo proposito, le considerazioni del prof. Carnevale Maffè, riguardanti se ho ben capito la maggiore efficienza di organizzazioni all’interno delle quali vi sia una specializzazione del lavoro, non sono certamente applicabili, qualsiasi sia l’opinione in proposito, alla separazione della carriere, posto che già oggi chi fa il PM non può fare il giudice nella stessa regione ed il problema non riguarda comunque l’organizzazione del lavoro e della giurisdizione. Aggiungerò che personalmente non sono contrario alla separazione delle carriere, ormai in realtà inverata nei fatti anche a seguito della riforma Cartabia, e che comunque questa poteva essere tranquillamente conseguita, come è sostanzialmente avvenuto, con legislazione ordinaria, senza la necessità di modificare la Costituzione con una riforma che, senza scendere nei particolari, è comunque scritta male e presenta anche delle aporie testuali.
    Davvero per finire, consentitemi di dire che, come magistrato, la riforma non modificherà sostanzialmente la mia vita ed il mio status professionale. Come cittadino, semmai, non mi lascia tranquillo che la riforma verrà concretamente applicata e gestita da un ceto politico che utilizza qualsiasi caso di cronaca per intervenire pesantemente sulla giurisdizione, indicando quale sia il reato che la procura dovrebbe contestare, quale sia il regime di affidamento dei minori, quale l’esito di richieste di risarcimento dovute all’inerzia degli organi ministeriali, finendo in sostanza per essere garantista con alcuni e forcaiolo con altri. So quanto siete attenti alle garanzie di una società liberale e queste preoccupazioni forse un cenno lo avrebbero meritato.
    Scusandomi per la lunghezza della mia lettera, approfitto per farvi pervenire la mia stima e la mia considerazione più profonda.

    Alberto Santacatterina
    Lecce

    1. grazie dott.Santacatterina, l’ho letta con molto interesse. A urne chiuse, possiamo davvero tirare un bel sospiro di sollievo.

  14. A risultato acquisito… esprimo la mia grande e felice soddisfazione, invitandovi ad un sereno ripensamento. Continuerò ad ascoltarvi (sperandovi meno faziosi).

    1. a volte questi liberali sono un po’ troppo rigidi, e si perdono alcune sfumature nient’affatto trascurabili

  15. Buongiorno sarebbe possibile avere i link agli studi che cita Carlo Alberto sul legame tra efficenza del sistema giudiziario e separazione delle carriere? Mi piacerebbe leggerli essendo uno dei sostenitori del si e quindi uno “sconfitto” dall’esito.

    Grazie per il vostro splendido podcast che ascolto sempre molto volentieri e riempie le mie giornate di spunti molto interessanti.

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