PNRR. Io ho una grande paura: fatemela passare se ci riuscite

Posto ancora una volta con una domanda. Che riguarda il PNRR di Draghi.

Vi risparmio che cosa ne pensi in dettaglio, troppo lungo.

La sostanza è quella che vi abbiamo illustrato nel podcast.

Prima delle sei missioni e del dettaglio dei miliardi distribuiti sui progetti ereditati da Conte, (si contano sulle dita di una mano quelli spariti, si è lavorato su rimodulazioni delle cifre, la vera novità è stato l’incentivo compra-casa per giovani), la cosa prioritaria è se davvero riescono a riformare la PA. E qui parlo delle procedure della PA, non dei suoi 500mila neoassunti. Se non riescono entro breve in questo, non c’è nessuna possibilità che la macchina pubblica italiana centro-periferia realizzi davvero quel che promette il PNRR, rispettando gli obiettivi di avanzamento intertemporali e con pieno delivery entro 6 anni. Le novità devono iniziare a prodursi subito, vigenti entro pochi mesi, altrimenti il roll over inerziale ci porterà a perdere le risorse da parte UE. La Commissione UE, checchè dicano i media, è inflessibile su questo anche con Draghi. Le trattative più stressanti sono avvenute fino a domenica non sui miliardi distribuiti tra le 6 missioni, ma SU QUESTO. E continuano ancora. Fidatevi.

Prima della riforma strutturale del codice contratti pubblici – ottima cosa, che Draghi abbia scelto esplicitamente la via indicata dall’antitrust del recepimento delle tre direttive UE del 2014, con minimi discostamenti laddove non sono self executing – ci sono 600 procedure pubbliche nel mirino del governo, che ne ha già informato Autonomie. E di queste già fino a 200 dovrebbero essere toccate da un maxi-decreto tra poche settimane, entro maggio. Procedure su progetti cantierabili, autorizzazioni impianti energetici e del trattamento rifiuti, modifiche a conferenze di servizi, atto unico ambientale invece di plurime VIA nazionali e locali, l’adozione del principio once only in tutta la richiesta a cittadini-imprese di certificati e attestazioni che son o già note alle banche date pubbliche che però non parlano tra loro, e infinite altre. Un pacchetto consistente di misure andrà nell’altra via iper positivamente scelta da Draghi, il ritorno a leggi annuali sulla concorrenza, con modifiche alle scadenze delle concessioni adottando in pieno la regola europea dei pochi anni di vigenza senza proroghe infinite, l’allentamento delle misure anti concentrazione d’impresa oggi più stringenti in Italia che in UE, l’abrogazione dei limiti pluriconcessionari che impediscono ai grandi terminalisti di investire nei porti, la restrizione dell’affidamento in house di servizi locali su cui i partiti continuano in Regioni e Comuni, e tante altre.

Ecco, è questo il cuore del PNRR. Senza di questo, non si realizza né la transizione al digitale della PA – iperpositivo l’abbandono del cloud nazionale di Stato sui cui puntavano Conte-Casaleggio – né il maxi piano infrastrutturale che con 25 miliardi beneficia Ferrovie di stato (non siamo d’accordo, se avete sentito il podcast relativo, ma tant’è). non partono i bandi per la transizione energetica (che non son o più affidati ai soli giganti di stato ma devono essere aperti a tutte le imprese del settore), non si realizzano gli impianti che mancano al Sud per trattare i rifiuti, non vanno da nessuna parte la miriade di interventini per borghi, aree rurali, agrosostenibilità energetica, periferie urbane e housing sociale di cui è disseminata la vastità di interventi “sociali” di questo PNRR.

Quindi lo scatto su una nuova e diversa PA conta in finitamente più dei miliardini dati in più all’Ecobonus e in meno purtroppo a Industria 4.0. La scelta del PNRR è quella di aspettarsi il 60% dell’impatto dell’intero Piano dalle costruzioni e non dalla manifattura avanzata, io non la condivido affatto ma non sono solo i 5S a essersi battuti per questo. Le costruzioni sono il settore ad alta intensità di occupazione più devastato in Italia dell’ultimo decennio, le banche sono interessatissime a impieghi con garanzia immobiliare sottostante, ergo perciò Sismabonus premiato e idem dicasi per tratte ferroviarie che vengono valutate più per le imprese e i lavoratori che le realizzeranno, che per stime sul PiL potenziale delle aree servite.

E conta più anche delle bislacche idee di Orlando sulle politiche attive del lavoro, solo basate su altri miliardi ai Centri Pubblici per l’Impiego. (avete sentito che ha liquidato come “idea dell’800” aprire su piede paritario l’intermediazione domanda-offerta di lavoro alle molto più efficienti Agenzie Private per il lavoro? Siam sempre lì: alla pura ideologia statalista indifferente al fallimento conclamato dai numeri)

Il problema è che costruzioni (ed energia) sono proprio il settore più devastato dai vincoli procedurali pubblici. O Draghi è in grado davvero di adottare centinaia di modifiche in questi primi 4 mesi, oppure il dolce non lievita.

La mia domanda è semplice.

Io non posso nascondere che sono molto scettico. Sul fatto che storiche e temibili resistenze centrali e locali, tra Ministeri e Autonomie, improvvisamente siano disposte a sciogliersi come neve al sole. Dopo decenni in cui ciascuna ha affilato i propri poteri di veto.

I partiti queste modifiche le apprenderanno dai decreti che arrivano in parlamento. Che fanno, continuano a votare a scatola chiusa come hanno fatto per il PNRR? Faranno lo stresso sulle misure promercato che hanno avversato da 20 anni? O rifaranno entrare dalla porta di servizio il cloud pubblico, i software di Stato tipo Finsiel, inneggeranno a Orlando sulle politiche del lavoro e riusciranno persino a manomettere quel poco di ITS che andavano moltiplicati per 10 e per 100, invece di diffonderne la competenza anche a Università e Regioni come c’è scritto purtroppo nel PNRR (l’unico a urlare su questo finora è Marco Bentivogli, in Confindustria solo Vescovi di Vicenza sinora si è aggiunto…)?

Voi ce l’avete questa fiducia? Pensate che partiti e vertici della PA si siano arresi all’evidenza che o questa volta ci rimettiamo in piedi con uno Stato svelto ed efficace, oppure tra pochi anni quando aiuti UE finiscono se non ce li hanno tolti prima, e cessano acquisti BCE fuori capital key, siamo morti?

Io ci credo poco. Pochissimo. Draghi c’è oggi. Ma temo proprio non duri 5 anni, i partiti non lo consentono. E dopo di lui c’è il buio, a destra come a sinistra.

Quel che resterebbe allora sarà solo un enorme ulteriore passo in avanti, comunque, verso una ancor più massiccia presenza dello Stato nell’economia italiana.

Se leggete i piani franco-tedeschi parlano di sostegni a progetti industriali comuni, non a un gigantesco rafforzamento di ogni presenza pubblica nell’economia.

Ecco, io ho questa terribile paura.

Voi tentate di farmela passare, se ci riuscite.   

Oscar Giannino

11 thoughts on “PNRR. Io ho una grande paura: fatemela passare se ci riuscite”

  1. Buongiorno,
    non solo condivido lo scetticismo, ma ci aggiungo quello relativo alla riforma della Giustizia nella parte civilistica: c’è sempre un “TAR del Lazio” che si frappone tra il dire e il fare e sono troppe le persone insolventi o inadempienti che alla richiesta di onorare i debiti rispondo “fammi causa!” ben sapendo come andrebbe a finire.

  2. Io penso/spero nel “vincolo esterno”, ovvero che la Commissione UE faccia pressione perche le riforme vengano speditamente realizzate e gli altri Stati UE controllino e mettano il freno ai soldi se la macchina rallenta e non procede nel verso desiderato.
    Le riforme sono più importanti, anche e più dei soldi, come ha detto Bonomi di Confindustria, ma ci vorrà tempo ed energie per realizzarlo e anche la collaborazione del privato.
    Dovremo collaborare tutti e dare il nostro contributo.

  3. Mi piacerebbe poter commentare in maniera ottimistica, ma non posso. Delle tante preoccupazioni sollevate, quella dei blocchi burocratici ed amministrativi, della resistenza della PA ad ogni minimo tentativo di riforma, è la mia principale. Per poter fare questo tipo di riforme serve un cambio di mindset nella PA e vertici apicali, che gli imporrebbe un diverso modo di lavorare e probabilmente ne dimostrerebbe l’inadeguatezza (almeno in alcuni casi) : che incentivi avrebbero ad accettare un tale cambiamento? Domanda retorica, e la sua risposta non mi piace…

  4. Devil is in the details… Per lavoro frequento molto le conferenze dei servizi e conosco l’inferno del sistema autorizzato italiano.
    Volevo fugare un dubbio: il sistema italiano non è inutilmente complicato, il sistema italiano è VOLUTAMENTE complicato. Gli innumerevoli passaggi approvativi e le trappole previste dal sistema servono ai vari enti per poter opporsi ai progetti, ritardare il percorso e riservarsi poteri di veto.
    Alcuni esempi? Art. 14 quinquies della L 241/90: leggetelo, è un vero e proprio diritto di veto. Un proponente si spara mesi di battaglie in conferenza dei servizi, ottiene un provvedimento positivo e le sovrintendenze cosa fanno? Rimandano tutto al Consiglio dei Ministri, che giustamente non ha nulla di meglio da fare che decidere le sorti di qualche progetto locale.
    Oppure il fatto che il provvedimento di VIA nazionale debba essere menato con il parere congiunto dell’ex MIBACT, il quale ovviamente dà sempre parere negativo. A livello regionale non è così, la valutazione di impatto ambientale la rilascia solo il settore ambiente. E infatti la sovrintendenza ha bisogno dell’articolo di cui sopra per porre i propri veti. Oppure ti fa ricorso, come ha fatto ad esempio con TUTTE le autorizzazioni di impianti fotovoltaici emesse in Lazio.
    Volgiamo parlare dei piani paesaggistici? Alcune regioni hanno usato quello strumento per inserire vincoli su tutto il territorio regionale, rendendo così l’area tutela del paesaggio padrona di poter affossare qualsiasi progetto presentato in regione. Leggete alcuni degli ambiti territoriali protetti, sono davvero ilari (muretti a secco di pregio o vitigni di interesse storico…).
    Posso testimoniare che nel mio ambito la battaglia è persa in partenza: il potere decisionale è comunque delegato alle regioni/province e lì è molto ferma la volontà di conservare quanto più possibile lo status quo. Sono almeno una decina le Regioni che hanno imposto moratorie di vario genere allo sviluppo di progetti rinnovabili, mentre i governo va a raccontare in Europa che saremo decarbonizzati al 2050…

  5. C’è poco da essere tranquilli e fiduciosi. La situazione l’hai descritta abbastanza in dettaglio. A me viene in mente solo che i risultati di un progetto sono determinati in gran parte da come parte, x cui si capirà in fretta dove andremo a parare. La speranza è l’ultima a morire, ma è flebile.

  6. Condivido e aggiungo un punto cruciale: non vedo in nessuno dei nostri politici la minima percezione del baratro che abbiamo davanti. Draghi lo ha chiaro, ma quanto durerà?

  7. Concordo al 101% con lo scetticismo di Giannino, ok a sua analisi è perfetta. La vera opposizione al PNRR la farà “il sistema” , molto più efficace a Bologna ccare le riforme di qualunque Parlamento. E i partiti lo sanno. Draghi li faranno fuori mettendolo al Quirinale quando sarà tempo. Soluzione: una pressione forte e pubblica dell’UE a stanare questo ventre molle che non vuole riformare niente. Auspico un rigetto del PNRR da parte della UE, per fare scoppiare il caso. Ogni giorno che passa senza che arrivino segnali che iniziano le riforme come premessa al successo del PNRR, conferma la mia convinzione che l’unica leva di azione proviene dalla’esterno. I partiti, sarebbero così costretti a unirsi vedendo nella UE un ostacolo allo status Quo che loro vogliono. Ad es. Spero in una pubblica sconfessione della mancanza totale di idee del ministro Orlando, che non va convinto, va cambiato con Bentivogli.

  8. Buongiorno,
    ho ascoltato con moltissima attenzione il podcast, dopodiché l’ho girato a familiari ed amici perché la mia personale impressione è stata quella di essere di fronte ad una persona, il Prof. Altomonte, con idee sufficientemente chiare e dotato del pragmatismo necessario a non illudersi che sarà tutto semplice.
    Mi conforta che ci siano delle scadenze a breve termine per cui tutto diventa immediatamente misurabile.
    Quindi la linea che voglio tenere è quella della massima “laicità” nel giudicare i fatti e, per quanto possibile, di sostenere il Governo e le persone che si occuperanno di mettere a terra l’idea. Personalmente mi sono dato l’obiettivo di accantonare la “diffidenza di fondo” che caratterizza gli Italiani da un po’ di generazioni a questa parte, obiettivo che sento come un obbligo nei confronti delle mie figlie e delle giovani generazioni (presenti e future).
    Non credo proprio di poter fugare o almeno mitigare la Sua paura, ma Le chiedo – assieme ai suoi “compari” di podcast – di far prevalere la capacità di analisi e propositività che la caratterizza, perché in questa fase storica il nostro Paese ha il massimo bisogno di tutte le “menti pensanti” in circolazione, affinché diano il proprio contributo anche a costo di “turarsi il naso” come disse in un’occasione storica Indro Montanelli.
    Buon lavoro

  9. Voglio solo dire che persone competenti come Marco Bentivogli dovrebbero essere sfruttate da questo governo è da questa Italia così come tante altre ma temo che come sempre il realismo di Oscar ci tiene con i piedi per terra… Purtroppo….

  10. Se si vuole avere una possibilità di portare a termine le opere previste dal PNRR è istituire uno scudo penale x tutti i soggetti coinvolti, dal progettista all’impresa esecutrice, dal funzionario pubblico che firma autorizzazione al sindaco del paesello interessato. Perché con la stratificazione normativa esistente ci si perde nei formalismi volti a “pararsi il culo” per quanto di propria competenza creando lo scarica barile, ostruzionismo, rinvii ad altri uffici, richiesta di pareri legali preventivi.

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