Ma voi, perché obbedite?

Cari amici di Don Chisciotte, un post che nasce da un mio malessere.
Sempre più profondo, dopo un anno di pandemia.
Che ha aggravato la mia già, nei decenni, molto attenuatasi fiducia nelle regole pubbliche del nostro Paese (a proposito: se non tutti i suoi libri, leggete del prof. Sabino Cassese almeno il suo ultimo pamphlet Una volta il futuro era migliore. Tra le sue sette conclusioni ne troverete una che dice: “Tutti e tre i poteri dello Stato versano in una condizione insoddisfacente e richiedono riordino, di difficile o impossibile realizzazione a causa di governi e maggioranze transeunti”. Non si può dir meglio, il perché io sia sfiduciato).

La mia sfiducia si è rafforzata perché da un anno tutto il corpo di regole antipandemiche mi è sembrato tra l’incomprensibile, l’illogico e l’inaccettabile. Abbiamo spiegato sin dall’anno scorso alle Belve e nei podcast da inizio 2021 il perché: dalla raccolta dei dati alla mancanza di indagini epidemiologiche territoriali, dal flop del contact tracing al permanente caos governo-regioni voluto da Conte, fino al fai da te regionale sui vaccini. Con chiusure incomprensibili di attività mentre altre, industria e manifattura, hanno avuto protocolli di sicurezza per lavorare sin da maggio 2020. Oggi, il ritardo su come riavviare turismo alberghi e ristorazione. Dalla Lombardia alla Sicilia regioni che hanno truccato i dati, e altrove capataz locali che fanno di testa propria su chi e quando vaccinare. Un bilancio stratosferico di vittime molte delle quali, a cominciare dalle stragi nelle RSA, andavano e potevano essere evitate.

Eppure, in Italia la protesta è bassissima. Molto vociare sui social. Per il resto, solo episodiche manifestazioni magari perché a organizzarle sono agitatori di professione.

Perché? Ecco allora la mia domanda. Ma voi, se doveste dare una risposta sincera a voi stessi, voi perché obbedite a norme pubbliche anche quando sono infondate e viziate da fallacia nelle premesse o sfacciato calcolo politico di chi governa? Io me lo chiedo sempre.

Si può obbedire per paura, l’obbedienza che viene dalla spada pubblica. Quella del Laviatano di Hobbes, aggiornata da Carl Schmitt al servizio degli autoritarismi del Novecento, usando la formula “monopolio della violenza legittima”. Io mi rifiuto di credere che l’obbedienza da paura possa costituire il fondamento di una società moderna liberale.

Si può obbedire per scambio, cioè per un esplicito o implicito trade off di convenienze. Così ci spostiamo da Hobbes a Locke. Con un caveat: se non c’è un regime pattizio esplicito tra governanti e governati, per secoli la formula è servita solo a giustificare il potere per “diritto naturale” di chi governava, fosse re o poi anche eletto, in cambio di alcune primarie essenziali tutele come quella della vita dei sottoposti. Troppo poco, non fa per me.

Si può obbedire per legittimismo, cioè sulla base di una finzione o convenzione più o meno oggettiva che il “lecito” stabilito dallo Stato si poggi su ciò che per convergenza comune i governati considerino anch’essi “legittimo”. E con ciò entriamo nella fase delle Costituzioni, dalla Rivoluzione americana e francese in avanti. Che hanno avuto fondamenti ed evoluzioni totalmente diverse e anzi avverse. Quella americana vive da quasi due secoli e mezzo perché fondata su princìpi che si sono evoluti con emendamenti su questioni specifiche. In Europa le Costituzioni si sono affermate sulla punta di baionette e sulla bocca dei cannoni, disciplinano dettagliatissimamente organi e procedure di governo e non reggono mai al tempo, proprio perché costitutivamente al servizio di equilibri politici transeunti. Nell’Italia attuale neanche questa forma di obbedienza mi piace. La nostra Costituzione è stravecchia: chi la difende nei princìpi rimpiange il mondo premoderno cattolico-socialista, dal cui compromesso nacque nel 1946 un testo dove mercato e impresa sono residuali insieme alle scelte individuali; e chi l’ha emendata come D’Alema nel Titolo Quinto ci ha regalato un ordinamento di forma Stato-Regioni che non ha i vantaggi né del centralismo (cui non credo) né del federalismo, ma gli svantaggi di entrambi.

Ci sarebbe poi anche l’ultima versione dell’obbedienza, quella tentata dal costituzionalismo collettivista nelle democrazie avanzate, cioè l’obbedienza che viene dalla formula del “patriottismo Costituzionale fondato sulla comune cittadinanza” di Habermas, per capirci. Ma in Italia siamo tornati da vent’anni a concepire la cittadinanza come qualcosa da negare agli altri, perché la torta italiana è concepita come a fette fisse e ce la dobbiamo solo dividere noi e anzi non basta perché si restringe. Non mi pare sia avanzata, la nozione di cittadinanza. E’ anzi regredita compiendo passi all’indietro verso il mito orrendo dello Stato-Nazione, che ha insanguinato l’Europa dalle guerre di religione tra cristiani fino a quelle mondiali del Novecento.

C’è un esempio di Paese europeo in cui la cittadinanza e la sua obbedienza alle regole è fatta di rinnovo costante del patto coi governanti, a livello di comune, cantone e federale, basata sul più ampio esercizio del diritto a esprimersi con la democrazia diretta dei referendum, consultivi ma soprattutto deliberativi. E’ la Svizzera, ma viene di solito derisa da tutti. Qui da noi i referendum su materie fiscali e internazionali sono proibiti, basandosi sul fatto che il popolo è bue mentre i partiti sono illuminati.

A me dell’Italia non convince né la giustizia né i diritti di libertà negati, né la prima parte della Costituzione su cui nessuno mi ha chiesto mai niente, né la seconda. Non mi piace il fisco folle, la scuola che non forma i giovani, la sanità che in quest’anno abbiamo visto. Ho orrore del nostro sistema carcerario e di come dalla mia generazione in poi lo Stato non sia mai riuscito ad affrontare seriamente il tema della droga. Mi ha fatto schifo osservare l’indifferenza alle morti nel Mediterraneo e gli accordi con chi in Libia non ha alcun rispetto per la vita.

Ma ditemi voi, voi che siete assolutamente migliori di me e non scherzo. Ditemi: ma voi in questo Paese siffatto perché obbedite alle norme di questo Stato qui, e dei suoi partiti? Credete davvero al mantra “lo Stato siamo noi”? Ma fondato su che? Io non mi riconosco nel più delle regole pubbliche, non vi ho mai contribuito.
Che cosa significa in concreto lo Stato siamo noi, oltre pagare le tasse?

Oscar Giannino

29 thoughts on “Ma voi, perché obbedite?”

  1. Le regole che ci siamo dati finora, quantunque inique e poco o per nulla efficaci, penso debbano essere rispettate.
    E nel contempo però possiamo criticarle e spingere per una loro modifica/riforma/revisione.
    Siamo in uno stato di diritto, e questo disciplina il nostro essere elementi di una societa umana.
    Capisco l’insofferenza: anch’io non sono affatto contento di come è stata gestita la pandemia, dell’inefficienza complessiva dell’amministrazione pubblica, dell’iper-normazione causata dalla mancanza di fiducia tra stato e cittadini e dalla mancanza di coesione sociale, della tendenza dei politici e amministratori pubblici a scaricare altrove le proprie responsabilità, etc etc.

  2. Perché i pochi che protestano sono uniti da organizzazioni (come quelle sindacali) o, appunto, da agitatori di professione. Esempi di qualcosa di diverso sono i ragazzi del Friday for future o le Sardine. Manca qualcuno che organizzi chi pensa che la soluzione alle ingiustizie non sia permetterne la partecipazione a tutti invece di eliminare l’ingiustizia; partire da soli o per primi è assai difficile, bisogna avere caratteristiche che personalmente non ho.

    Perché i politici passano (qualcuno più un fretta, qualcuno meno), mentre gli elettori sono sempre gli stessi e più o meno fanno le stesse scelte, o per ideologia (contro fascismo e comunismo che spesso non hanno neppure conosciuto) perché pensano che la colpa sia altrove e si affidano a chi gli dice che non è colpa loro.

    Perché guardo cosa avviene non lontano da noi, popoli che non possono contare neppure nel potere del voto come, tra tanti problemi (es.: la legge elettorale che cambia quasi a ogni legislatura), abbiamo noi e non riesco a capacitarmi del fatto che votare non basti.

  3. Nel caso in specie sono rimasto il più possibile tappato in casa limitando i contatti non tanto per ubbidienza a qualche norma dello Stato, ma per ragionevolezza: c’è una pandemia che si trasmette per contatti di un certo tipo, ergo riduco al minimo i contatti per cautelare sia me sia chi mi sta vicino.
    Ma sono di quelli che hanno una propria morale mutuata dall’aver studiato storia (poca, a dire il vero) e filosofia al liceo e aiutato da una professoressa di filosofia che ci ha abituati a pensare e valutare tesi e antitesi. Non credo di aver bisogno di una morale di una qualsiasi religione o, peggio, di un partito politico, la seconda aprirebbe la via all’oligarchia, come diceva Popper.
    Al di fuori del caso in specie non scrivo qui la mia attitudine verso l’iper regolamentazione italica, mi limito a dire che detesto visceralmente ogni discorso che inizia con “ci vorrebbe una legge che…”

  4. Al momento lo “Stato siamo noi” ha senso solo per mantenere la baracca, che fa acqua da tutte le parti, forse per i figli cercando di non lasciare loro il deserto. Credo in pochi si ritrovino veramente nelle istituzioni, si illudono forse che qualche politico li possa rappresentare davvero per portare la loro voce in quel luogo cosí distante che è l’apparato statale.
    E male fanno i rappresentanti di questo Stato a sottovalutare le proteste di questo ultimo periodo, perchè sta protestando la parte produttiva del paese, quella delle persone che traggono dalla propria attivitá il proprio sostentamento e creano occupazione.
    E credo che non stiano protestando solo per il lavoro espropriato di questo ultimo anno, ma per tutto l’arretrato di nefandezze fiscali e non che lo Stato riserva loro ogni santo giorno della loro attivitá.
    Non avere piú la fiducia di chi è disposto a rischiare del suo per produrre e creare in questo paese, è solo l’ultimo atto di quello che dice lei.

  5. Caro Giannino, la risposta è che siamo sfiancati e disillusi. Questo è un paese non riformabile. In quest’ultimo anno ho trovato nelle letture di Spooner, Rothbard, Nozick, Block, Rand, Friedman (David) e Lottieri le mie personali risposte. Complimenti per il Podcast

  6. Non lo so. Sono indeciso tra la rassegnazione e l’idea che le leggi servano per evitare di essere dei bruti. Di sicuro stanotte dormirò poco e male perché non riuscirò a smettere di chiedermelo.

  7. Caro Oscar, le tue riflessioni sono molto condivisibili ma quale sarebbe l’alternativa? Personalmente l’appartenenza al nostro Stato resta fondamentale, e poi da sempre in Italia ci si lamenta, sempre con recriminazioni e lamenti ma poi ci si ritrova a gioire per il famoso genio creativo italico o per il successo di una azienda italiana in qualche specifico settore. Auspico che le future generazioni siano in grado di migliorare e riformare quanto sia necessario, e a proposito della Svizzera, concordo sul tema dei referendum, sul resto mi vengono in mente gli svizzeri che non appena arrivano in Italia vanno a 200 all’ora in autostrada.. Piuttosto mi preoccupa la crescita della Meloni, vedere Ungheria e Polonia… cordiali saluti

    1. La questione degli svizzeri che vanno a 200 km/h in autostrada va collegata alla certezza della pena (o in questo caso della certezza della NON pena). Il che si ricollega al fatto che le cose qui non funzionano praticamente in ogni settore. Gli svizzeri in Francia non stracorrono (così mi dice un amico che vive là).

  8. Credo di ubbidire alle leggi fondamentali perché credo siano il minore dei mali, e a leggi e leggine perché non posso farne a meno, se voglio vivere in Italia.
    Quello che mi manca è un patto, un contratto, una regola chiara fra stato e cittadino che definisca i reciproci obblighi.
    Ma soprattutto mi manca una visione di paese per capire come potrà strutturarsi un patto cittadino-stato.
    Per avere un punto di riferimento. Per capire a cosa dedicarmi.
    In particolare non credo sia possibile costruire un futuro senza fondamentali e senza coerenza.
    Ma mi pare che il nostro presente sia costruito su dettagli e su distinguo.
    Impensabile un futuro così.

  9. Si obbedisce come si fa con la mafia, per paura delle ritorsioni. Quando qualcuno, penso ad alcuni ristoratori, ha provato a infrangere le leggi (non le regole sociali che sono cosa diversa) per opporsi alla loro irragionevolezza, è stato minacciato, vessato e oppresso da uomini armati senza identità ma con le divise. E allora in mancanza di una società libera, non da ora ma da secoli, che riesca a difendersi dalla minaccia delle armi, della vessazione economica e dalle restrizioni della libertà, si preferisce compiacere il bruto tentando poi di vivere di contrabbando. Questo stile di vita che cerca la sua dignità nascondendosi alle autorità spiega la propensione delle genti italiche alla disubbidienza molto spesso danneggiando anche le persone vicine e che crea quel disordine sociale che ben conosciamo.

    1. Sembra che ti contraddica, prima dici che si obbedisce per poi dire che c’è propensione alla disobbedienza.

  10. Non ubbidisco.
    Faccio il minimo necessario per evitare una sanzione amministrativa o penale e per cautelarmi dal contagio. E senza particolari presidii ho vissuto 14 mesi limitandomi solo in quello che è fisicamente impossibile. L’insofferenza cresce ogni giorno e vedo intorno a me la società disgregarsi in gruppi, gruppuscoli e bande di tifosi, in attesa di una scintilla per scatenare la barbarie. Molti ubbidiscono per convenienza, altri per timore, qualcuno cerca una soluzione comoda, un buon numero per tutelare i privilegi. La strategia vaccinale ha svelato l’ipocrisia della lotta alla pandemia in versione italiana; quando si tornerà a votare me vedremo delle belle.

  11. Caro Oscar
    Io obbedisco per sfinimento visto che (e l’ho provato sulla mia pelle) chi protesta esponendo argomenti razionali e non attraverso la violenza viene visto come un rompiballe
    Poi ora alla bella età di 55 anni devo pure trovarmi un nuovo lavoro e in Italia con un curriculum discreto e competenze up to date (forse troppo avanti per noi) non è una cosa semplice
    Un saluto
    Massimiliano

  12. Io obbedisco perchè mi rendo conto che in Italia, come dicono i luoghi comuni, finchè alla domenica (e ormai anche gli altri giorni) c’è il pallone, non ci saranno mai vere sommosse.
    Da parte mia, nel mio piccolissimo, nuovamente proverò a entrare nell’agone politico, partendo dal gradino più basso, sperando fra qualche tempo di essere nella posizione giusta per cambiare le cose (e forse anche per migliorarle)

  13. Quantunque mi costi dirlo caro Oscar tutto condivisibile ed anche i commenti accettabili ma la risposta oramai è solo una gli stati ,soprattutto l Italia ,sono morti che camminano noi siamo solo sudditi senza nessuna possibilità di dire la nostra e la salvezza è oramai chiaramente solo ed unicamente individuale .sia dal punto sanitario etico ed economico .lo dico con rammarico ma lo sto spiegando ai miei figli che di qui non si scappa la salvezza è personale. Formarsi, studiare imparare ascoltare e poi farsi pesare dalla società libera imprenditoriale.dal punto di vista economico naturalmente bitcoin e Crypto per poter guardare negli occhi il futuro. Un saluto tenete botta

  14. Perchè la disobbedienza civile è impraticabile, quella armata è ridicola, e quella politica (veicolata da un qualche soggetto politico) la più grande barzelletta di tutte.

    Grandi manifestazioni non possono portare a nulla se non ad aumenti dei contagi; le persone a cui dovrebbero mettere pressione sottoscrivono tutte – in un modo o nell’altro – le norme contro cui si protesta. Aspettano che passi l’onda, mantenendo le proprie basi elettorali con mance a debito, e nell’aftermath finiranno di affogare il paese nel populismo.

    L’unico modo per non ubbidire al sistema che ha partorito le norme anti-pandemia é rimuoversi dall’equazione, e non sulla base di ingenua esterofilia. Si tratta di scegliere il minore di due mali e non dare ad un paese che ha fottuto la mia generazione prima ancora che nascesse la soddisfazione di prolungare la sua agonia sulle nostre spalle.

    Ho 26 anni, e non ho nessuna intenzione di celebrare i 30 in territorio italiano.

  15. Mia moglie, cittadina tedesca, ha tentato di inserirsi professionalmente in Italia. Laureata in Medicina ha cercato opportunita´ in una citta´ del nord (Milano). Dopo varie ricerche, ha abbandonato … il sistema e´ fatto per gli “insiders”, da fuori e´ quasi impossibile …
    Dal 2006 ci siamo trasferiti in Germania, dove io, cittadino italiano, lavoro su progetti di finanza analoghi a quanto gia´ svolgevo in Italia.
    Cordiali Saluti.
    R.P. & famiglia

  16. Guarda che coincidenza. Oggi su Radio3, a Fahrenheit, si sono fatti le stessa domanda, presentando il seguente libro di Natalino Irti: Viaggio tra gli obbedienti. Su ibs.it si trova un estratto di presentazione da cui traggo l’incipit:
    “Questo libro non è un trattato sull’obbedienza. Né un nuovo “discorso sulla servitù volontaria”, che piega gli uomini sotto qualsiasi legge. Ma piuttosto un diario di viaggio, arioso e curioso, che tocca tempi e luoghi diversi: voti monastici, doveri militari, vincoli di partito, fedeltà costituzionali. E giunge fino all’oggi, al nostro trepido vagare nell’occasionalismo delle prescrizioni mediche. Stagioni lontane e vicine sono percorse da Natalino Irti, con lo sguardo sempre volto all’irripetibile singolarità dell’atto di obbedienza, quando l’individuo ascolta, interroga sé stesso, scioglie il dubbio, e infine decide per il sì o il no. La sua volontà è il giudice di ultima istanza.”
    L’intervista all’autore su Raiplayradio.it, programma Fahrenheit del 16/4/2021 al minuto 60.
    Sperando di fare cosa gradita, saluto tutti

  17. Ciao a tutti,
    sinceramente a 40 anni e con due figlie penso solo al loro futuro ( che a questo punto per il loro bene cercherò d’impostare fuori dall’Italia ).

    Tutto questo non mi piace ma parto rassegnato e sconfitto in partenza: quanti italiani hanno un minimo di contezza che non funziona e che la strada non può essere il sovranismo con le pezze al culo de noialtri? Quale offerta politica se votassimo domani mi darebbe una seppur minima speranza? Vado in piazza a sventolare il libro di Sabino Cassese?
    Non riesco ad interessare neanche mia moglie con questi argomenti…

    Posso votare Calenda certamente, ma quale forma di disobbedienza devo mettere in atto come singolo se non c’è un minimo di supporto di qualche pezzo ( piccolo o piccolissimo ) del “ sistema “ ?

    Forse Oscar siamo troppo italiani nel DNA.. non ce l’abbiamo dentro di combattere.. faccio autocritica in questo. Voi almeno ci provate e tu paghi anche un caro prezzo.

    Io sono semplicemente rassegnato.

    Spero solo nell’Europa anche se saremo l’ultimo vagone con su il cappello dei somari ma forse se l’Europa non si sfascia una chance di non finire come l’Argentina l’avremo. Forse…

  18. Io “obbesco” perché noi liberali in Italia siamo veramente pochi e resistiamo costantemente, circondati da ignoranza, presunzione e populismo per non perire del tutto e non essere spazzati via da questi venti; per cui cerchiamo, “obbedendo”, di tenere la luce della nostra candela accesa!
    Grazie Oscar.

  19. Il passato non è molto diverso dall’attualità. Il fisco folle, la scuola che non funziona, etc sono problemi strutturali le cui radici affondano nel tempo. L’alternativa è andare via da questo Paese. Chi può farlo scappa.

  20. Un fuori tema (ma non troppo)
    La dad è finita. Viva la dad
    Ho letto e ascoltato moltissimi interventi contro la dad che tutti sanno essere la didattica a distanza. Io la avrei chiamata didattica destrutturata. Niente più edifici scolastici, niente aule e banchi, niente lavagne, niente cattedre. Niente materia, solo l’immateriale sapere che è trasmesso dal docente all’allievo. E perché allora tanta opposizione? Ho sentito che non ci sono le connessioni, talvolta mancano i computer, gli allievi si distraggono, si alzano dalla propria sedia e si allontanano pur sembrando presenti, guardano altro sullo schermo, molti danno segni, se non di depressione almeno di distacco dal mondo e chiusura in se stessi. Ho letto che tutto questo è male perché stiamo creando una generazione di disadattati ignoranti la cui psiche in formazione potrebbe essere fortemente compromessa. Ma allora chiedo qual’è il rimedio? Le risposte sono pronte: tornare sui banchi di scuola, seguire le lezioni sotto lo sguardo vigile dell’insegnante che detta tempi e modi della trasmissione del sapere. Ma allora non è “l’informazione” trasmessa quella che si cerca ma la costrizione in un posto fisico, tra mura e porte chiuse perché solo così si può ottenere che gli allievi seguano con profitto le lezioni (con buona pace delle migliaia di studenti che giocavano a battaglia navale coperti da pile di libri e quaderni). Non ho trovato osservazioni sul fatto che, forse, quegli stessi insegnanti non erano in grado di interessare al sapere se non grazie alla costrizione di edifici, pareti, banchi e cattedre, note sul diario, bocciature e promozioni. E allora perché chiudere l’esperienza della dad? Forse per permettere a quelle migliaia di insegnanti di proseguire nel proprio mestiere quando la realtà ha messo a nudo la loro incapacità di essere tali? Parola difficile da metabolizzare – incapacità – se riferita agli insegnanti. Essi sono capaci per concorso, e tanto basta. Incapacità da in-capacità. Il negativo “in” che precede capacità dal latino capere che vuol anche dire, avere in sé, contenere. Incapace è colui che non è capace, che non contiene in sé le conoscenze, i metodi, oggi diremmo gli skils, le abilità necessarie per condurre un ruolo o anche solo una conversazione. Incapacità di cambiare i propri modi di insegnamento, di comprendere che il mondo attorno a loro è cambiato improvvisamente e che perciò, o si adattano al nuovo o sono destinati ad essere travolti dal cambiamento. Circa una sessantina di milioni di anni fa una grossa pietra cadde sulla terra ricoprendola di polvere per un migliaio di anni, dopo averla sconquassata con terremoti e maremoti. Le piante, senza la luce del sole, morirono in breve tempo e con esse tutti gli erbivori e subito dopo loro, i predatori carnivori. Solo gli essere minuscoli, unicellulari, sopravvissero negli oceani. Questo è quello che immaginiamo sia accaduto dopo. Essi, gli insegnanti, mi sembrano come quel Tyrannosaurus Rez che non si dava pace dal non avere più erbivori da cacciare e andava con la mente alle foreste lussureggianti in cui si pascevano grassi erbivori. Non capiva che il mondo era cambiato e nulla sarebbe stato più come prima. Essi, gli insegnanti, e con loro i genitori, vogliono che i tempi degli edifici scolastici, delle cattedre, ritornino, perché è l’unico modo che conoscono per svolgere il loro lavoro. Il mondo è cambiato, fatevene una ragione.

  21. una grande ed esemplare cosa ho capito dell’umore nazionale, la rassegnazione e la non voglia di avere un approccio benevolo per il paese, tutti fanno così, qualsiasi idee politiche abbiano, uno con capacità critiche elevate e cosciente di quali giuste riforme servano fa così, e anche un sovranista complottista o che crede che il liberismo e le riforme a esso connesse siano il male fa così, e anche voi con questo articolo fate così, volete dare ancora più credito a questo approccio nonostante il vostro discostamento su tutto il resto, ma a cosa dovreste servire allora? voi o canali come liberioltre, che dovreste invece dare una sorta di speranza alla gente che ha questo approccio, e allora se si ha questa mentalità perchè dovreste servire? mi chiedo se serva davvero quindi che vi impegnate tanto, perchè la gente non crederà davvero a un cambiamento.

    1. La rassegnazione c’è proprio perchè malgrado elezioni e comune sentire ,l’Italia non è governata da chi pensa e crede che dovrebbe essere uno stato Sovrano , bocciatura di Savona come ministro da parte di Mozzarella nel governo giallo verde docet , “genio” .

  22. La rassegnazione c’è proprio perchè malgrado elezioni e comune sentire ,l’Italia non è governata da chi pensa e crede che dovrebbe essere uno stato Sovrano , bocciatura di Savona come ministro da parte di Mozzarella nel governo giallo verde docet , “genio” .

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