1 ha pensato a “S6E69 – Esproprio proletario o saccheggio organizzato? Da Milano alla Francia, quando la protesta diventa violenza”

  1. Purtroppo la mancanza di Dulcinea si fa sentire (e credo che su questo siamo tutti d’accordo).

    Bando alle ciance, faccio due premesse veloci:

    Trattasi di un parere personale, e “i pareri, si sa, son come i coglioni: ognuno c’ha i suoi”.

    Ripudio la violenza in ogni sua forma.

    Detto questo, bollare le proteste di Milano come la bravata di qualche ragazzino o l’ingerenza di chissà quale soggetto esterno mi sembra davvero riduttivo e forviante . Ed è altrettanto sbagliato pensare che le proteste che stanno montando siano inconciliabili. Al contrario, il malessere è diffuso, non fa sconti a nessuna generazione e ha una radice chiarissima: la classe sociale da cui parte la protesta, che è quella più vulnerabile. Giovani e lavoratori stanno dicendo la stessa identica cosa: «Ci state rubando il futuro».

    Sapete meglio di me quali sono i problemi dell’Italia e dell’Europa, ne parlate spesso, ma devo ribadirli in modo diretto altrimenti il ragionamento perde di senso (e non voglio rubarvi troppo tempo): disuguaglianza sociale che cresce, ascensore sociale bloccato, salari fermi al palo e lavoratori poveri — categoria che ormai include tranquillamente anche chi ha una piccola azienda .

    Ma vi pare possibile che i ragazzi, anche i più giovani, non si rendano conto che i loro genitori lavorano duramente senza arrivare a fine mese, e che con ogni probabilità toccherà la stessa sorte anche a loro? E se provano a cercare un’alternativa nello studio ,nei sempre più rari casi di chi si può permettere di sostenere le spese , che questo — che dovrebbe essere l’unico vero riscatto sociale — si scontrano con un’istruzione a brandelli, fatta di insegnanti sottopagati e a ragion veduta demotivati da un sistema scolastico logorante, dove persino i giovani più qualificati sono poi costretti a scappare all’estero o ad accettare condizioni ridicole.

    Poi ci scandalizziamo se sfondano le vetrine: lo ripeto, condanno il gesto, ma non possiamo fermarci lì.

    Chiudo dicendo che non so quale sia la soluzione, ma che ci sia bisogno di un cambiamento in positivo non c’è alcun dubbio.

    Vi saluto con stima, mi perdonerete per l’impudenza.

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