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Sono un vostro fedele ascoltatore dai tempi de I Conti della Belva.
Di voi ho sempre apprezzato il rigore dei dati, il rigore morale e le competenze in ambito politico, economico e industriale. Non vi ho mai scritto finora e mi dispiace sentire il bisogno di farlo ora per esprimere il disappunto per questa puntata.
Non so da dove iniziare onestamente. Mi sembra che vi siate sforzati di spiegare che gli interventi USA in Venezuela e le mire sulla Groenlandia non sono frutto della follia di Trump ma rispondono a un piano razionale.
Ma a chi vi rivolgete? Anche la teoria del Lebensraum di Hausfhofer o l’imperialismo di Rhodes hanno motivazioni razionali in senso utilitaritico. Non di meno sono stati storicamente condannati moralmente.
Ho sentito un discorso, per me incomprensibile, del tipo che l’Europa dovrebbe giocare un ruolo per evitare gli interventi USA tipo Venezuela, offrendo la tecnologia per sfruttare insieme le risorse petrolifere. Rimando perplesso soprattutto pensando che il petrolio venezuelano *non serve* agli USA che possiedono vaste riserve proprio e hanno storici rapporti politici ed economici con alcuni tra i principali produttori globali (es. KSA, Iraq, Canada, Nigeria, etc). Più evidente la volontà di negare manu militari l’accesso al petrolio venezuelano a paesi come Cina e Cuba. Addirittura ho sentito citare come giustificazione dell’azione USA la protezione del signoraggio del dollaro, minacciato dall’uso dello Yuan negli scambi tra Cina e Venezuela. Come si può accettare un simile modo di fare?
Perplessi anche su come avete presentato le mire di Trump Groenlandia. In sostanza avete detto che gli USA (e l’Europa?!?) dovrebbero assumere il controllo dell’isola perché la Danimarca non avrebbe le risorse economiche per sfruttare i giacimenti del sottosuolo in fase di disgelo (quando?) . È un discorso dal cinismo imbarazzante. La Danimarca è una economia di mercato. Se i mercati vedranno la convenienza economica di sfruttare le risorse minerarie del sottosuolo groenlandese, i capitali e le tecnologie affluiranno in Groenlandia. Quindi l’occupazione americana sarebbe superflua in tal senso.
Fra l’altro avete insistito sulla presenza di terre rare fondamentali in Groenlandia, pur sapendo che le terre rare non sono “rare” in sé sulla Terra, ma sono rare perché i processi di raffinazione sono estremamente inquinanti, come detto giustamente da Renato. Ed ecco quindi la ragione del mancato sfruttamento del sottosuolo groenlandese: il governo locale e il governo danese non vogliono al momento sfruttare i giacimenti proprio per non inquinare (lo stesso accade in Svezia per il più grande giacimento europeo di litio).
Quindi in sostanza l’occupazione statunitense sarebbe razionale secondo voi perché metterebbe a tacere coloro che si oppongono allo sfruttamento delle risorse locali.
Questo si chiama colonialismo.
E trovo insopportabile che a giustificarlo siano persone che fin da subito hanno condannato l’imperialismo di Putin in Ucraina.
Mi spiace , ma i doppi standard morali vanno a detrimento della credibilità che vi siete conquistati ai miei occhi nel panorama italiano dell’informazione.
Cordialmente
concordo pienamente con Andrea T. Rinnovo, contemporaneamente, la mia stima per i 4 attivisti del podcast che confermano la bontà delle precedenti iniziative
Concordo. Ha stupito anche me.
– E’ vero che ci siano stati in passato accordi di difesa con altri paesi, ma questi erano su base volontaria. Minacciare di invadere la Groenlandia è una altra cosa.
– Non serve che Groenlandia sia ceduta agli Stati Uniti affinché aziende europee o americane possano estrarre minerali. Tutte le principali aziende minerarie operano in paesi che non sono quelli della loro sede.
– Sentire che un furto della Groenlandia da parte di US sia nell’interesse delle aziende europee ed italiane si commenta da solo
– Peraltro i modi non sono irrilevanti. Sarebbe stato diverso se US si fossero rivolti a Danimarca in modo costruttivo su come sviluppare sicurezza e risorse. Diverso sono i modi da racket visti.
– Peraltro il problema delle terre chiamate rare non sta tanto nella scarsità dei minerali ma in quella delle capacità di trasformazione, che sono prevalentemente in Cina.
– Vale sia per la Groenlandia che per il Venezuela, che gli investimenti per iniziare estrazione sono enormi. Decine di miliardi per gli sito. Il ritorno su questi è in parecchi anni e ci deve essere aspettative di domanda e stabilità. Il petrolio è già a 60 USD a barile. L’amministratore Exon ha definito il Venezuela non investibile (magari x chiedere soldi a contribuenti americani, che andrebbero quindi ad incentivare investimenti in un paese estero ed instabile, ma ü un discorso diverso)
– Nessuna menzione che ENI, che operava in Venezuela con un esenzione dalle sanzioni concessa da presenti governi americani, ha un credito di circa 6 miliardi verso il Venezuela che gli Stati Uniti non sembrano voler onorare.
– Anche mischiare le 2 questioni come una sola: in alcuni passaggi sembrava sentire che chi non è d’accordo che US si prendano Groenlandia e Venezuela sia un sostenitore di Maduro. Sembrava un po buttarla sul tribale.
– Riguardo il Venezuela, comunque gli Stati Uniti non vanno per portare democrazia. Collaborano con lo stesso regime di cui hanno rimosso il capo.
Ci lamentiamo con cinesi e russi per ingerenze negli altri paesi e per influenze negative su informazione e politica. Lo stesso standard andrebbe applicato agli amici della Silicon Valley e Trump.
Mi spiace scrivere in tono polemico ad una trasmissione che ho sempre apprezzato
Cercavo uno spazio per esprimere il mio commento ed ho trovato che Andrea T. mi ha preceduto completamente e con grande efficacia. Devo aggiungere, però, che (da follower non fideistico dai tempi della “Versione di Oscar” e “I conti della belva”) osservo una tendenza negli ultimi periodi che sembra indurre all’autocompiacimento per posizioni eterodosse ed originali. E così, su molti temi e da ormai diverso tempo, tutte le argomentazioni conducono sempre a considerazioni che fanno sempre più palesemente sfoggio di un certo cinismo e di una sfrontatezza che ha indotto, ad esempio, a magnificare Milei ed a tollerare – sia pur con qualche timido distinguo – Trump.
Non ho gli strumenti né la voglia di entrare in polemica con persone (specie Giannino) per le quali ho da sempre stima e rispetto. Semplicemente: prima attendevo con grande interesse la pubblicazione del podcast; oggi faccio sempre più fatica a concluderne l’ascolto e, per questo, dichiaro qui il mio commiato dalla vostra avventura. Buon viaggio.
Domanda:
Ma come mai fin qui non è stato sfruttato (o come di dice ora valorizzato) il potenziale di pregiatissime materie prime groenlandesi, preferibilmente da soggetti europei?
Perché se era per rispetto agli autoctoni e al loro ambiente naturale, chapeau, adesso andrebbe rivendicato con orgoglio.
Se, come temo, è inerzia insipiente spolverata di ambientalismo vago e non mirato su obiettivi riscontrabili, allora ci siamo messi in un dannato cul de sac da soli.
Ci sono invece ancora altre ragioni alternative ?