7 pensieri su “Ricordati che devi morire – SE17”

  1. L’alcol è cancerogeno in qualsiasi quantità, l’esempio del sub è completamente errato.

  2. Credo che l’idea di Carlo Alberto sia giusta ma penso che abbia senso solo per vini di un certo lignaggio (e costo) con i quali difficilmente ci si ubriaca. Sulla base di quello che vedo girando per le vie della mia città credo che il problema si concentri sull’uso di vino di bassa qualità, specialmente con persone di basso livello culturale e sociale.

  3. Avete toccato l’argomento di passaggio ma, stranamente, senza dati (o mi sono sfuggiti: guidavo). Dando un’occhiata veloce su Our World In Data, con fonte WHO 2025, in Italia si bevevano dieci litri di alcol puro l’anno nel 2000, ma sette nel 2020; e c’è stato un calo simile, anche se un pochino meno marcato, per Europa e Asia Centrale. Quindi, al netto di tutto (esternalità negative eccetera rimangono tutte questioni importanti), il consumo di alcol non sembra un’emergenza. Anzi, se è un problema, è un problema che pare essere già in via di risoluzione – nonostante il tasso d’informazione apparentemente basso (malcelato, ma moderato, scetticismo). In ogni caso, grazie del lavoro prezioso che fate.

    1. Dei dati c’erano, si parlava (citando il rapporto) di 11 litri di alcol/anno tanto è vero che io ho fatto il conto di due bicchieri di vino al giorno di media.

      [renato]

      1. Quello sì. Parlavo più di serie storiche, o comunque di trend, del consumo – ma ripeto, può essere che anche quei dati ci fossero e che mi siano scappati.

  4. Intanto vorrei ringraziarvi per questo dibattito.
    Assunto il dato della bassa percentuale di persone informate sul rischio di bere alcol (ad oggi l’OMS non ha indicato una soglia minima di sicurezza) e che la sanità è pubblica, io sostengo che l’etichetta sia un pezzo di scotch da mettere in una botte bucata (cioè l’etichetta in se non è risolutiva). Aggiungo inoltre che il valore medio settimanale di uso di alcol lascia un po’ il tempo che trova in quanto frequenza e quantità sono due misure concorrenti (se la media è di 2 bicchieri di vino al giorno e io ne bevo 12 ogni sabato sera, allora c’è una grande differenza sugli effetti) .
    Secondo me il problema (di minimizzare il rischio di ospedalizzazione per uso, abuso e danni a terzi) si deve affrontare approcciandolo guardando al breve e lungo termine.
    Nel breve bisogna 1. informare i consumatori dei rischi (l’etichetta, così come il QR code è un modo) e, soprattutto capire quando avviene l’abuso. In questo senso mi chiedo che efficacia possa avere un’etichetta (supponiamo con immagini) in una bottiglia quando magari io mi bevo tre cocktail in discoteca (il barman deve mostrarmi un fegato con la cirrosi prima di servirmi?). Sotto quest’ottica credo che utilizzare immagini sgradevoli sia poco efficace e antiestetico. Meglio mettere una frase che informi il consumatore che bere comporta dei rischi (anche gravi) per la propria salute e quella degli altri e invitare l’utente a inquadrare un QR code che rimanda a un set informativo (sul tipo di set possiamo discuterne: video, podcast, pagina web, ecc.). 2. bisogna disincentivare l’uso di superalcolici (sempre perché la quantità è un fattore che fa la differenza).
    Sul lungo periodo bisognerebbe battersi sull’istruzione a partire dalle scuole medie. Io sono nato nel 94 e all’inizio delle superiori ho bevuto la prima birra. Verso i 22 anni ho appreso (per caso e da solo) che l’alcol comporta gravi rischi e bisogna quantomeno moderare l’uso. Per questo non mi stupisco delle percentuali enunciate nel podcast.
    Trovo il progetto di ronzinante molto interessante e per mantenere il vino nobile. Trovo però che questo progetto sia appunto di nobilitazione del vino. L’etichetta però non ha questo scopo in quanto si vorrebbe mettere NON SOLO al vino e, inoltre, per un fattore di UX/UI è lo strumento che informa in modo immediato l’utente. Penso quindi che il progetto sia interessante e l’inserimento dei rischi nella gamification possa essere un di più del progetto, ma secondo me non è la cosa migliore per informare subito il consumatore.
    Infine, ci tengo ad aggiungere che il bere porta le persone a fumare di più rispetto al normale (una sorta di moltiplicatore insomma). Direi che questa è una conseguenza da evitare.

    Per concludere mi ritrovo su alcune considerazioni fatte. L’obiettivo primario è recuperare il gap d’informazione (breve termine) dibattendo sui modi più efficaci (sia semanticamente, sia user experience oriented). L’obiettivo secondario (lungo termine) è rendere la scuola un posto dove gli studenti vengono informati sui rischi di qualcosa che fa male (benchè il vino è sempre stato presente nella storia umana).

    Fonti:
    https://www.airc.it/news/alcol-e-salute-un-nuovo-rapporto-globale-delloms-conferma-i-rischi-degli-alcolici#:~:text=Secondo%20l'OMS%2C%20non%20esiste,pu%C3%B2%20contribuire%20alla%20prevenzione%20oncologica.
    https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/raccomandare-ai-pazienti-di-smettere-sia-di-bere-sia-di-fumare-non-e-troppo#:~:text=Il%20consumo%20di%20alcol%20aumenta,associazione%20condizionata%20dei%20due%20comportamenti.

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