Italia: incultura digitale e ritardo energetico – S4E44

Capitoli

  1. Rapporto Istat sulle competenze ICT
  2. L’Europa e la mela avvelenata
  3. Elezioni e democrazia locale ed europea
  4. La lunga strada verso le rinnovabili

Dati

Il documento Istat: Decennio digitale e capitale umano: il ritardo dell’Italia nelle competenze

Rapporto mensile Terna Rapporto Terna maggio 2024

2 thoughts on “Italia: incultura digitale e ritardo energetico – S4E44”

  1. Saluti alla compagnia di Don Chisciotte!

    Lavoro da 20 anni nel mondo dell’energia e sono responsabile dello sviluppo rinnovabili per una nota multinazionale francese.
    Volevo brevemente commentare quanto avete discusso in puntata perché a mio avviso su alcuni punti credo sarebbe utile un approfondimento.
    Sul tema degli obiettivi e del nuovo installato: avete correttamente osservato che l’Italia è indietro e che le nuove installazioni non seguono quanto richiesto dagli obiettivi PNIEC. Avete anche sottolineato che la grandissima maggioranza di impianti sono di piccolissima taglia (frutto della droga del superbonus) e che quelli di grande taglia mancano all’appello. La realtà è che è tremendamente difficile autorizzare e portare a termine un investimento di questo tipo, basta andare a vedere la % di pareri negativi che il Ministero della Cultura dà ai progetti in esame (vicina al 100% se si escludono i repowering). E con gli ultimi provvedimenti (DM Aree Idonee, DL Agricoltura, ecc) il governo ha dimostrato di voler retrocedere rispetto ai passi avanti fatti da Cingolani.
    Sui prezzi dell’energia: non mi trovate d’accordo sul tema prezzi. Ho personalmente negoziato un PPA con una nota multinazionale del digitale e vi posso assicurare che il prezzo del prodotto dei nostri impianti (parliamo di circa 100MW FV) è estremamente competitivo. Comunque basta vedere a che prezzi si sono concluse le ultime aste nei vari paesi per verificare che il prezzo di aggiudicazione è assolutamente competitivo. In Italia per tutto il 2020, 21, 22 e parte del 23 le aste sono andate a 65€/MWh (prezzo fisso per 20 anni), un prezzo di 25€/MWh più basso del PUN degli ultimi mesi (circa 25% in meno). Oggi il prezzo d’asta si è alzato a circa 75/MW, rimaniamo comunque di 15/MWh sotto al prezzo del PUN (senza scomodare i prezzi PUN di un anno fa). E’ vero che l’eolico costa un po’ di più in Italia (poca roba comunque), ma garantisce un profilo più simile al baseload ed è quindi più agevole da gestire per Terna.
    Immaginate cosa avrebbe risparmiato l’Italia se avessimo avuto il 65% di FER (l’obiettivo al 2030) elettriche durante la crisi del gas, quando il prezzo è schizzato a 600/MWh?

    Non sono un fanatico delle rinnovabili sia chiaro. Sono perfettamente consapevole che le cifre che vi ho dato non includono i costi dell’uplift (il costo di distaccamento di Terna per gestire la non programmabilità delle risorse) né gli investimenti che Terna dovrà fare per garantire stabilità al sistema elettrico di fronte alla alta penetrazione FER (linee elettriche, sistemi di controllo e stabilizzazione, storage, ecc). Nè sono contro il nucleare, che anzi sarebbe perfetto per limitare la nostra esposizione alla commodity gas.

    Ma dire che le rinnovabili causeranno un aumento die costi della bolletta credo non sia in linea con la mia esperienza sul campo.

    Grazie di aver comunque trattato l’argomento con la consueta professionalità Siete un appuntamento fisso da una decina d’anni per me!

    Stefano

  2. In Italia centrali nucleari.Non facciamo ridere i polli. ..Vigevano per un ponte 12 anni e non è ancora finita .Quando diventeremo più affidabili allora…già ma quando.

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